Dott. Franz W. Baruffaldi Preis

PreisNews

Will e Fred

Domani mi tocca provare a superare una prova difficile .
 Da una settimana un sasso di 6 mm mi si è incastrato in un uretere e mi da una sensazione tipo ratto che dilania i visceri senza essersi prima smussato i denti . Dicono che sia lo stesso male che si prova al travaglio ma non saprei come confermare la cosa .
Vado avanti a iniezioni di Toradol e Voltaren fino a quando non mi viene male allo stomaco , allora mi ricordo di prendere il Lansox , ma poi devo anche prendermi l’antibiotico per evitare che il rene ne soffra . Su suggerimento di tutti i colleghi amici prendo anche miorilassanti che hanno il difetto di bloccare l’intestino per cui non ci sono più cinture nell’armadio capaci di reggere i pantaloni . Ovviamente per non farmi mancare niente ho fatto anche l’esperienza della litiotripsia .
Mi sono fatto bombardare il calcolo da una macchina diabolica che però non ha avuto nessun effetto sul sasso . In questi casi è difficile spiegare perché una tecnica avanzata come questa non funziona . A volte dipende dal tipo di calcolo , a volte dipende dalla macchina o più semplicemente se funziona nell’84% , ci si deve rassegnare a rientrare nella categoria del 16% . Questo è uno dei motivi che mi fa evitare di dare percentuali di successo o di insuccesso quando parlo di un intervento ai miei pazienti .
Mi sembra sempre di prenderli in giro .
Allora succede che domani un urologo si prenderà cura per via endoscopica del mio calcolo , cercherà di frantumarlo e di estrarlo per ridarmi serenità e fiducia nel futuro .
Cosa c’è di interessante nel divulgare questi fatti personali ?
Niente se non mi fosse arrivato un messaggino sul cellulare da parte di un mio paziente storico di nome Vincenzo .
Quando ero al Centro Ustioni di Niguarda mi è arrivato in pronto soccorso a seguito di un incidente avvenuto sul lavoro cotto su gran parte del corpo e ancora fumante .
Uno dei traumi più dolorosi da sopportare ,dove ogni medicazione corrisponde ad essere scorticati vivi , si devono superare decine di interventi e quando si guarisce si deve fare i conti con i cordoni che si creano sulla superficie che limitano i movimenti anche più elementari oltre a fare assumere un aspetto difficile da accettare .
L’ho curato per anni e tuttora capita che gli si aprano delle ulcere cutanee che devono essere riparare .
Siamo amici come lo sono Will il coiote , e Fred il cane pastore guardiano delle pecore .
Per entrambi l’interpretazione del personaggio è alla base del rapporto ( come medico-paziente) ma, finito l’orario di lavoro , ci si ritrova a tavola a parlare di calcio e della stagione dei funghi .
Nel messaggino di Will si legge : Buon giorno Prof. spero che stia meglio e stamattina sono stato al santuario della Madonna della Cultura a cui sono devoto a pregare per lei che stia meglio . Un saluto ………
La morale è sempre quella : nei momenti difficili della vita ci vuole qualcuno che ci rimetta in riga. Will con il suo messaggio commovente ha ridimensionato la mia esperienza con la malattia .
Come faccio a lamentarmi per il ratto disturbato di mente che mi morde il fianco da una sola settimana quando personaggi come lui hanno sopportato anni di graticola .
Vergogna!!!
Ok ho fatto il mea culpa , ma domani se tutto si risolve , riusciamo ad evitare di risultare positivo ogni volta che concludo una seduta operatoria .
Sono anche disposto ad essere più sensibile ai dolori altrui …… prometto .

OVER fiftyfive

Ho  letto un articolo su Repubblica del 9-10-2016 a  tutta pagina 18 che riguarda la Sanità. 

Si discute sul fatto che negli ospedali italiani abbiamo i camici bianchi più anziani d’Europa . 

Un medico su due ha più di 55 anni . Avendone compiuto 57 mi sono ovviamente sentito coinvolto 

Di spalla c’è un intervista ad un collega chirurgo  del San Raffaele  che oltre ad essere un punto di riferimento per tutti noi colleghi   , è anche una persona illuminata : il Prof. Alfieri  . Sei mesi fa gli ho affidato il cuore di mio padre che dopo avere sostituito una valvola ha ripreso la sua vita sociale e le sue attività sportive .   

Il Prof. Alfieri ha   68 anni , passa la sua vita in sala operatoria occupandosi di una disciplina impegnativa come la cardiochirurgia (interventi impegnativi e lunghi )  e dice che l’età  per un chirurgo  non conta .Leggendo il parere del collega  mi sono sentito più sereno perché la penso nello stesso modo . 

Il giornalista analizza il motivo per cui   i giovani medici  vengono assunti con il contagocce . 

Il primo motivo è che senza specialità non si può essere assunti  in Ospedale .Per entrare in una Scuola di Specialità bisogna partecipare ad un Concorso . 

Il concorso       è unico , nazionale e viene fatto una volta all’anno . Dal concorso scaturisce una graduatoria . I primi hanno acceso alla specialità desiderata  , i secondi si devono accontentare della seconda opzione , gli altri devano ripresentarsi l’anno dopo . 

 Ciò crea il primo imbuto alla assunzione dei giovani in Ospedale . 

Oltre  che rappresentare  un  imbuto,  questa selezione   rappresenta  uno dei modi più   inefficaci per   selezionare   dei  tecnici con l’attitudine a  svolgere una professione così complessa come è quella del medico . Nello specifico , se uno vuole fare il chirurgo plastico , in tutta Italia sono disponibili poco più di 20 posti all’anno . 

Peggio del Concorso  Nazionale ci sono solo gli Alfa test , selezione da passare se si vuole  entrare in Università , ma questi almeno lasciano al candidato la possibilità di cambiare strada all’origine senza fargli sprecare sei anni di vita . Se attraverso il  Concorso  Nazionale  uno non entra in graduatoria  gli si aprono da medico   due strade :  o lavorare presso una scuola guida o una palestra .    Dio ha voluto che ai miei tempi  non ci fossero queste selezioni . Avrei passato la mia vita nello stanzino attiguo ai bilanceri . 

 I sindacati dei medici dicono che per assumere i giovani la soluzione del problema passa attraverso a)lo sblocco  del turnover ,b) l’assunzione dei precari e c)l’aumento dei posti delle scuole di specializzazione .

In tanti anni di professione non ho mai assistito a grandi vittorie sindacali quando si tratta di classe medica per cui aspettiamoci che la situazione rimanga tale per i prossimi anni . 

Comunque questa non è la riflessione principale che mi ha portato a prendere la penna in mano . 

Mi stava a cuore ragionare sull’età alla quale il chirurgo deve essere considerato ancora brillante e quella in cui invece deve ritirarsi  . 

Penso che come in tutte le professioni  dipenda da caso a caso . Se sei un giocatore di calcio sarà lo staff tecnico del club a  decidere quando devi essere messo fuori rosa . In Ospedale  lo decide l’età pensionistica . Come sempre succede non esiste un  esaminatore che controllando cosa fai in sala operatoria decida se puoi mantenere le tue funzioni o se devi abbandonarle . Allora come fare a decidere sulla data del time out ? Si spera sempre che ci sia un collega amico che con tanta delicatezza i faccia aprire gli occhi . Ma è meglio abbandonare a 60 , o a 70 o più in là? Ho esempi per tutte le età. Si smettere a 60 anni  quando problemi fisici o psichici hanno logorato in modo irreversibile il soggetto . 

Per raggiungere i 70 anni sicuramente la  forma fisica ha sicuramente il suo peso ,le  abitudini di vita sono importanti , la serenità è fondamentale  .

Sopra i 55 , come  dice il Prof. Alfieri è importante evitare di isolarsi continuando a confrontarsi con i colleghi , partecipando a corsi e congressi senza smettere mai di aggiornarsi . 

Quello che il Prof. Alfieri non dice  è che la sala operatoria  per il chirurgo è terapeutica .   : lavati , al tavolo operatorio con le mani sul paziente passano la fatica , i fastidi fisici, i brutti pensieri .E’ come entrare nella fontana dell’eterna  giovinezza .

Io ho lavorato nel pubblico 15 anni e nel privato convenzionato 16  anni . Ho condiviso il lavoro con colleghi più anziani e più giovani .Da giovane non ho mai pensato che un mio capo più anziano dovese smettere di operare  per avere raggiunto limiti di età .Quando smettevano era perché non se la sentivano più loro  . Ricordo un collega otorino che è andato avanti  ultraottantenne ,  a fare nasi, fino a pochi giorni prima di spegnersi . La qualità dei suoi risultati si era mantenuta fino alla fine . 

Ora i colleghi con i quali lavoro sono mediamente più giovani di me . Appartengono ad un'altra generazione . La mia generazione ha vissuto la corsia dell’ospedale , il giro dei pazienti ricoverati con le cartelle in mano e la smania per crearsi il proprio spazio all’interno della struttura andando ad imparare una tecnica particolare , magari di nicchia giusto per sentirsi in qualche modo responsabile. Esisteva un  codice di comportamento per cui il più giovane doveva svolgere i compiti più pesanti , essere il primo ad arrivare in corsia , avere chiaro il decorso clinico dei ricoverati e fare trovare pronto il campo operatorio per i chirurghi “ anziani “ . 

Le cose non sono cambiate . Anche oggi , nonostante sia il più vecchio sono sempre il primo ad entrare in ospedale , sono il primo ad entrare in sala operatoria , sono io a prepararmi il campo  e l’ultimo ad uscire . Forse questa può essere considerata  la formula per rallentare l’invecchiamento. Non ne ho la certezza , ma spero in questo modo di mantenermi  lucido al punto di  decidere quando appendere il bisturi al chiodo  . 

Se ciò non fosse possibile spero quella fatidica mattina di trovare un giovane che arrivi in Ospedale prima di me e che mi convinca che è meglio  ritirarsi .