Franz Baruffaldi Preis sul Corriere
| September 1st, 2010 | Commenta questo articolo! |
Lunedì 30 agosto, sulle pagine del quotidiano di via Solferino, compare un’intervista a Franz Baruffaldi Preis. Qui potete scaricare l’articolo.

Buona navigazione!
|
PARTECIPA ALLE DISCUSSIONI IN CORSO
|
| September 1st, 2010 | Commenta questo articolo! |
Lunedì 30 agosto, sulle pagine del quotidiano di via Solferino, compare un’intervista a Franz Baruffaldi Preis. Qui potete scaricare l’articolo.

Buona navigazione!
| August 22nd, 2010 | Commenta questo articolo! |
Ecco il primo capitolo di “Speck e caprino”. Si tratta di un romanzo di fantascienza dove una Azienda che lavora nel campo delle macchine e sensori che eseguono esami clinici decide di sperimentare delle microsonde , a sua insaputa , su un ragazzo che viene seguito a contatto e a distanza dai tecnici della ditta . Questi per potere verificare la sensibilità delle macchine e la buona trasmissione dei dati costruiscono di volta in volta degli ambienti e delle situazioni a volte normali a volte paradossali per provocare le reazioni del soggetto selezionato . Anche i rapporti interpersonali sono pilotati , e ciò avviene costruendo dei replicanti che sono a volte di buona fattura , a volte meno .
Introduzione
L’alba domenicale non aveva senso per Jack senza il rito della preparazione della sacca verde blu del C.U.S. . La cerimonia prevedeva di piegare i calzini e riporli alla destra dell’asciugamano , sopra andava la maglia e i pantaloncini straricuciti . Erano gesti ripetitivi che avrebbero dovuto smorzare la tensione accumulata durante una settimana di allenamenti estenuanti . La nebbia alle sette di mattina era la vera protagonista .Sembrava un gel per capelli , versione “….ai frutti di bosco “. Jack guardò fuori dalla finestra solo per abitudine . Non si vedeva che l’albero posto ad un metro . Inutile fare previsioni metereologiche : a Fede non erano ancora venute in mente le meteorite.
Jack era comunque sicuro che non avrebbe sofferto per una maglia di lana in più . Le pareti della camera di Jack erano tappezzate di adesivi e posters coloratissimi ma monotematici . Le ragazze della pagina centrale di Playboy aiutavano a contrastare il grigiume del mattino autunnale in un ambiente in cui il disordine regnava sovrano . Era la quinta giornata del campionato .L’imperativo era aggiungere altri due punti ad una classifica ancora tutta da definire . La squadra di Jack navigava nel gruppo delle prime da un paio di anni . Era composta da 20 belve contate , comprese le riserve , provviste di putrelle d’acciaio al posto delle ginocchia , mantici al posto dei polmoni , tenaglie al posto delle dita e Frosties al posto del cervello .La somma degli ingredienti ne faceva dei taglialegna pronti a tutto pur di superare la bianca calce della riga di meta. Purtroppo erano contati e bastava che uno si facesse male che si rischiava il numero legale in campo . Nel sacchetto strasfruttato delle scarpe ,sempre più malconce , Jack era fiero della sua tolla di olio di canfora . L’odore era inconfondibile .Sul fondo della borsa spuntavano da un dito di terra gli avanzi dei cerotti e delle stringhe usate nelle partite precedenti . La vestizione era stata sommaria . Senza essersi fatto la barba , con le scarpe in mano e la felpa ancora mezza arrotolata Jack fece le scale che davano sul salone .Il legno dei gradini era una specie di antifurto Beghelli . Scricchiolavano maledettamente . Nell’arco di cinque minuti tutta la famiglia era a conoscenza del fatto che era domenica di campionato . Una raccomandazione filtrava da sotto la porta della camera dei genitori . Era la mamma che gli ricordava di non mettersi nei casini .
Jack era molto legato alla mamma e quella frase detta mezza nel sonno veniva accettata quasi in controtendenza rispetto all’atteggiamento contestatore dei coetanei . In cortile c’era la vecchia R4 metallizzata ad aspettarlo con un difetto congenito nell’accensione . Dalla mente ancora confusa di Jack era già tanto che partisse l’input di tirare l’aria tenendo quella strana cloque il più vicino possibile alla posizione del folle . Fortuna di Jack , per arrivare allo Stadio, non ci voleva una guida indiana , bastava seguire in senso antiorario la circonvallazione .Quella mattina tutto era “merluzzo” e anche la mezz’ora di guida era salutare per essere lucido nelle operazioni di parcheggio . Era importante mettere la macchina più vicina possibile alla porta di ferro arruginita degli spogliatoi, in previsione delle difficoltà che avrebbe avuto a camminare nel dopo partita . Nello spogliatoio , il vasetto di vaselina per le sopracciglia aveva assunto ruolo da protagonista . Un po’ era finito anche nella parte concava del parapalle e lo rendeva molto scivoloso .Nello spogliatoio , assieme ai compagni ed allenatore c’era il mitico Gimbo che fungeva da calzolaio , portaacqua , sarto e massaggiatore .
Quella mattina aveva iniziato a romprere le balle a Jack con largo anticipo .
Gimbo : “E’ rimasta contenta la tua fidanzata del barattolo di vaselina che è sparito dallo spogliatoio settimana scorsa ?”. Rideva e si eccitava al punto da trasformare il massaggio ai polpacci in una vera e propria tortura . Jack in quella posizione , sdraiato prono sulla panca di legno del vecchio Giuriati , non aveva nessuna chance di sfuggire a quelle volgarità . Gimbo aveva il viso rosso e sudato . Le mani non erano particolarmente curate ma la canfora aveva contribuito a limare le callosità . Quel giorno il supplizio durò fino ai cinque minuti chiamati dall’allenatore . La canfora scaldava mentre la vaselllina proteggeva gli zigomi per i primi cinque minuti , poi non se ne avvertiva neanche la lontana presenza . Praticamente era inutile ungersi la faccia , ma aiutava a dare un espressione più cattiva quando si salutava la squadra avversaria .
Jack aveva finito il paludamento e , raggiunti i compagni si era messo a sgambettare a ginocchia alte , sulle piastrelle dello spogliatoio .Tutti in cerchio , braccia sulle spalle del compagno , la testa china a contare a bassa voce facendo in modo che la voce non coprisse il rumore dei tacchetti . Il momento era ad alto contenuto emotivo . I ragazzi sapevano che nella stanza vicina gli avversari erano in ascolto , anche perchè si erano messi a fare la stessa cosa . Lo facevano apposta, era un vecchio trucco .I tacchetti d’alluminio ( 3 centimetri) in questa manovra si affilano contro le piastrelle e diventavano pericolosamente aguzzi . Nel caso uno possedesse buone scarpe il tutto si risolveva in una maggiore “penetrazione” nel contatto con l’avversario . Se le scarpe erano di cartone chi veniva penetrato per primo era il piede medesimo . L’eccitazione saliva al cervello di Jack con la stessa velocità dell’ascensore di un albergone americano .Era già sudato prima ancora di uscire a fare riscaldamento .
Poco distante dal Giurati , non più di 5 isolati , i cancelli color Yogurt della Fidas Research si erano inaspettatamente aperti (domenica ) . La Fida Research era una azienda che operava da tempo nel campo degli strumenti elettromedicali , macchine per compiere esami di laboratorio , tecnologia per miniaturizzare sonde e trasmettitori di dati . Ne era uscito un furgone bianco , Ford Transit , camuffato da pulmino della lavanderia . Alla guida , in tuta blu c’era uno dei tenici analisti responsabili del contatto con il territorio . Era una specie di centrale operativa mobile in grado di fare da sponda per la trasmissione di qualsiasi dato alla casa madre . Ci avevano messo due anni ad organizzarlo e qualcuno ci viveva praticamente dentro per paura che potesse essere rubato .
Veniva utilizzato nelle sperimentazioni importanti e quella era sicuramente considerata tale se tutta l’organizzazione era già in piedi dalle 7.30 .Dopo avere parcheggiato sul retro del Giuriati , l’autista si era messo in stand by con una tazza di caffé fumante in mano che lo obbligava a pulire spesso gli occhiali dal vapore . Il clima era disteso , una musica di sottofondo da filodiffusione confermava che il mezzo era collegato con gli uffici Fidas di Via Celoria . Il motivo ricordava un vecchio brano di Battisti a cui avevano tolto le parole e rallentato i giri . Non era la prima partita di rugby che lo staff della Fidas seguiva in diretta attraverso i rilevatori video e sonori dal furgone . Fin dalla prima giornata di campionato oltre alle immagini erano state analizzate centinaia di situazioni attraverso i famosi tester emozionali . A Jack durante la seconda di campionato durante una mischia chiusa erano stati inrodotti sottocute tutti i dispositivi miniaturizzati possibili ed immaginabili . Dalla terza di campionato in poi i terminali erano stati testati e verificato la corretta trasmissione del segnale .
Tutto merluzzo a parte piccole interferenze registrabili solo quando passavano strane automobili attrezzate con telefoni mobili .Si trattava all’epoca di casi molto isolati .
Jack prima del fischio d’inizio si attestava su valori di 7 Snif di eccitazione : situazione rientrate nella norma .I livelli di edorfine calavano rapidamente da 9 nel primo tempo a 4.5 nel secondo .La curva glicemica era invece un vero disastro con tendenza al rosso dal settantesimo in poi . Anche quella mattina la lancetta aveva toccato per lunghi attimi la zona rossa . La cosa non preoccupava più nessuno . L’unico a incazzarsi era il ragazzo dell’assistenza che doveva ritarare lo strumento quasi tutte le settimane . John Killian era entrato in quel momento nella Hall di Via Celoria . Non era necessaria la sua presenza , ma il giorno dell’inizio della sperimentazione non sarebbe mancato nella stanza dei bottoni per tutto l’oro del mondo . Era molto soddisfatto del suo lavoro . Era lui il padre della miniaturizzazione dei testers. Presso la Fidas Research , c’era la volontà di riscattarsi dal cattivo periodo di mercato dei prodotti da banco e pochi anni prima era stato bandito un concorso per giovani ricercatori sperando nell’ispirazione di qualche illuminato .Killian aveva presentato un lavoro sulla applicazione di micropiastre riceventi capaci di captare , registrare e ritrasmettere i cambi di concentrazione di sostanze prodotte durante stimoli emozionali . Si trattava di un modo di misurare in modo incruento le reazioni dell’individuo in fase di riposo , di lavoro , di eccitazione , delusione e così via .
I vertici della multinazionale avevano subito capito l’importanza della cosa e si erano accaparrati non solo l’esclusiva dei brevetti , ma anche l’uomo .La novità stava nella possibilità di miniaturizzare il tutto al punto che il soggetto studiato poteva anche non accorgersi di essere stato messo sotto esame .
Killian , nonostante la giovane età aveva ottenuto un ruolo di dirigenza al 2° livello : “Nuove tecnologie e bioingegneria” e poteva contare su un budget più che decoroso . Aveva imparato ad amministrare i fondi tanto che era in grado di aggiornare di continuo i suoi minuscoli gioiellini senza chiedere grant extra . Ad esempio , sfruttando le caratteristiche del silicone , era riuscito a nascondere i suoi tester negli oggetti più strani . Nelle fasi di gioco Jack era analizzabile come un libro stampato grazie alle 4 microsonde annegate nel paradenti . Grazie a questo oggetto di per se privo di valore , Killian era in grado di verificare variazioni di potenziale elettrico , modificazioni del pH , concentrazione di istamina , serotonina , contenuto in glucosio della saliva ecc. ecc. . Interagiva perfettamente con quanto innestato sottocute durante la mischia chiusa . Ciò che impressionava era la affidabilità delle sue creature . Infatti il paradenti di Jack finiva quasi sempre dalla bocca alla pozzanghera come quella volta di Sondalo dove una megarissa aveva coinvolto anche il pubblico La rappresentanza milanese mezza vestita e mezza nuda era scappata via di corsa . Non c’era stato il tempo per ricuperare gli effetti personali. e Jack in quella occasione era stato subito spiaggiato con una legnata ricevuta da dietro. Fu ben felice di risvegliarsi al casello di Cormano sul sedile posteriore della Golf della fidanzatina . Non fece nemmeno la finta di proporsi per la guida . Intanto i sensori erano finiti assieme al paradenti sul fondo della pozzanghera : irrecuperabili .
Al Giuriati ,quella domenica Jack era determinato a non farsi coinvolgere in una rissa . In fila con i compagni per il saluto al centro campo ,con il paradenti mezzo fuori dalla bocca per respirare meglio , si accingeva a giocare una di quelle partite sulla difensiva , che non ti rendono al momento orgoglioso , ma che quando vengono riesumate dopo i 50 anni ti danno l’imptressione di potere parlare con competenza a Mauro Bergamasco .
Lo scatto bruciante Jack non lo aveva mai avuto ma ciò che sicuramente stava perdendo era il coraggio di placcare l’avversario a testa bassa , con cattiveria , senza pensare alle conseguenze. La sensazione di preferire posizioni più protette bruciava nel petto di Jack soprattutto quando in formazione attendeva che scendesse il pallone calciato a campanile con tutti gli avanti avversari che gli si precipitano addosso e sembrano volere fare di te una moquette Trepalme .In fase di recezione per lunghissime frazioni di secondo non si ha alcuna possibilità di proteggersi e quando invecchi lasci più volentieri che siano gli altri ad avanzare e saltare . Poi con gli anni le brutte figure si dimenticano , così come si rimuove l’impressione di essersi risparmiati in campo.Jack si fermava spesso a pensare da quanti anni lisciava la palla ovale .Erano circa dieci anni ed il fatto gli dava molto piacere .
Considerava il rugby nel conscio e subconscio come uno sport d’elite , visto che a praticarlo erano un ristretto numero di gentiluomini , basti pensare che i selezionatori aveva pescato adepti soprattutto dagli oratori di Quartoggiaro e dalla Barona . Il concetto del fair play inglese espresso dalle candide maglie della rosa , lo aveva sempre affascinato e tante volte aveva avuto l’impressione di non essere nato a Cardiff solo per un dirottamento della cicogna . poco ci marciava nel senso che non ne perdeva uno .
Il coordinatore capo della Fida Research era Greg Digmann . Anche Diggy era molto giovane per il delicato ruolo che gli era stato affidato , tanto che molti anziani dell’esecutivo non capivano da dove fosse arrivata la raccomandazione a fargli fare carriera visto che non c’era un chiaro padrino politico . Ma Diggy non si era mai curato delle male lingue e passo per passo era finito a ricoprire diverse cariche importanti . Tra queste era stato designato responsabile in prima persona per l’andamento del progetto sperimentale che coinvolgeva Jack . A lui spettavano tutte le decisioni importanti e lui aveva deciso che quella sarebbe stata l’ultima domenica prima dell’ora zero . Jack amava la fatica , ma soprattutto amava raccontarla sulla panchina degli spogliatoi circondato dal vapore della doccia a partita conclusa . La fine del primo tempo voleva dire tè molto zuccherato , talmente bollente da fargli sentire il faringe in caramello per interminabili secondi .Caramello = pausa = per 15 minuti non prendi botte .
Il secondo tempo iniziava sempre troppo presto e per Jack c’era già la prima mischia chiusa . Quattro strati di uomini da spostare prima di vedere di nuovo il cielo . Subito rischiarati , Jack era finito di nuovo a terra dolorante per un terribile frontino subito dall’ala avversaria .Ci mise non poco a riprendersi , forse 15 secondi , il tempo di ricevere una secchiata di acqua sporca in faccia . La rianimazione veniva eseguita utilizzando rigorosamente un unico secchio di acqua che dopo dieci minuti di gioco conteneva solo ” fango” . “L’ottava circonvoluzione” di Jack era zeppa di queste sensazioni che sembravano mischiarsi come ruscelli di lava in fase fisica incerta . Sicuramente la volta successiva si sarebbe alzato prima dell’avvento del secchio . Le emozioni collegate al rischio , alla paura del dolore , alla eccitazione del contatto violento erano conservate nelle circonvoluzioni più profonde e meno perlustrabili con i mezzi messi a disposizione dai bioingenieri . Alla FIDA erano in molti tra i neurofisiologi ad occuparsi di questa problematica . Sopratutto nei laboratori del primo livello erano stati fatti tentativi per mettere ordine nelle circonvoluzioni a rischio di ubbidienza . Si era cercato di addomesticarrle attraverso ripetute riconversioni, ma era stato un compito disperato . Paradossalmente l’ “Ottava circonvoluzione ” faceva del disordine una delle sue armi di difesa più efficaci . Era una circonvoluzione imprevedibile e questo gli permetteva di prendere il sopravvento senza preavviso sul resto del cerebro contattabile . Una contro trenta , ma al momento giusto dava l’impressione di prevedere che tipo di impulso gli sarebbe arrivato e dribblare il condizionamento . L’ottava assieme alla settima e alla seconda erano responsabili dell’esperienza . Nel momento in cui dalla ottava circonvoluzione veniva messo in pista un ricordo , Jack era in grado di rivivere il fatto come dal vivo( simile al deja vu’) . Ne subiva il fascino ed il condizionamento .Sognava ad occhi aperti . Tutti i sensi venivano coinvolti , tutti i comandi subivano la verifica dall’ottava e non ne passava uno senza il lasciapassare .Erano queste le fasi in cui nessun dispenser era in grado di fare produrre sostanze autologhe in grado di modificare il comportamento e l’umore . Dagli uffici dell’Esecutivo c’era chi aveva già mostrato preoccupazione per questo comportamento . Avrebbe potuto un giorno prendere il sopravvento sulle zone limitrofe, molto più passive , e condizionare il buon andamento della sperimentazione . I falchi erano stati ad un passo dall’ eburnizzarla con terapia stereotassica . Si trattava di applicare una tecnica abbastanza nuova di cristallizzazione di una porzione del cervello senza arrecare danno a parti vicine , con una precisione di 0.003 mm3. Diggy riuscì a convincere il Presidente a soprassedere e si decise per un niente di fatto . Diggy ci teneva moltissimo perchè , da dati ancora non del tutto confermati sembrava che la “8″ fosse anche la sede del patrimonio artistico di Jack . Era troppo azzardo rischiare di annullarla e perdere il potenziale creativo del campione . Jack infatti era stato segretamente selezionato tra 334 soggetti inizialmente scelti durante l’iscrizione all’esame di Clinica Chirurgica di fronte al Pad. Monteggia e poi scremati attraverso test fisici , comportamentali e sopratutto perchè ai test attitudinali aveva dimostrato di possedere un altissimo talento artistico . G8 venne accettato e tenuto sotto pseudocontrollo con il soprannome di “Giotto” visto che frequentemente portava Jack ad esprimersi graficamente.
Quel tormentone veniva tollerato affettuosamente nonostante a volte imponesse turni di lavoro forzati per riprogrammare scenari e replicanti da mettere a contatto con Jack .
Jack intanto era stato colpito duro dal pilone avversario mentre in touch cercava di proteggere la palla che a sua volta non ne voleva sapere di rimanergli tra le mani .
Il male misto al duro del fondo del Giuriati aveva creato uno squilibrio acido base a livello sinaptico tale da rallentare gli impulsi provenienti dalla sezione memoria - archivi . Questo portò il cervello di Jack a liberare il resto del cerebro dal condizionamento di Giotto e a rialzarsi prima che lo spettro del ragazzo con il secchio di acqua lercia fosse troppo vicino . Due secchiate erano troppo. La discesa di tre boccate di pasto baritato era servita a rianimarlo poco prima, ma non aveva lasciato un buon ricordo . Il rugby aveva fatto cambiare abitudini climatiche a Jack . Più brutalmente il ghiaccio nelle scarpe chiodate gli aveva fatto saltare molti dei termorecettori . Altri erano si erano grippati due mesi prima , una notte di dicembre nel parcheggio degli autobus di Cervinia .
Era l’unico posto in cui potersi appartare chiuso nei 2 metri quadrati della R4 con una generosa ragazza di Parma . I vetri si erano ovviamente appannati subito ma la temperatura a macchina spenta era scesa sotto i 5° . Freddo e novità erano state la causa di una imbarazzante rapidità d’esecuzione . Dal laboratorio la cosa era stata analizzata con serietà perché nei mesi successivi sembrava che Jack avesse un poco rinunciato a interagire con il seso femminile , archiviando soprattutto la pratica riguardante la signorina di Parma .
Il Presidente , Prof Hans Aufrich era saltato su tutte le furie quando gli venne mostrato il rapporto sul comportamento di Jack intitolato : ” Stati comportamentali sessuali ed analisi del rapporto eterosessuale” .Dava l’impressione che si trattasse l’argomento come si studia l’usura di una protesi mammaria , senza un minimo di passione .
Per motivi economici la sezione responsabile, aveva subito una riduzione drastica del personale . Ciò spiegava la modestia con la quale era stato preparato il dossier e soprattutto la poca fantasia e sensibilità con la quale si proponevano soluzioni al problema .La goccia che fece traboccare il vaso furono le soluzioni proposte per superare il problema e riportare Jack nel mondo dei vitelloni .
Veniva proposto in prima fase l’acquisto di una cassa di riviste hard con Ilona Staller che in fumetto si rivolge direttamente a Jack con un sistema di ologrammi . In seconda fase si sarebbero organizzati contatti di tipo fisico con replicanti di sesso femminile costruite dalal FIDA in Naturlatex , di aspetto compatibile con le coetanee di Jack , ma senza grande ricerca per i contenuti intellettuali . Per il Presidente tutto ciò era banale : prima il libretto d’istruzioni con le illustrazioni , poi la scatola di montaggio . Ci voleva qualcosa di più coinvolgente anche a rischio di creare un replicante caro da dedicare solo a questo esperimento saltando la fase da pagine patinate .
Digman era salito di grado pochi mesi prima che la selezione della Casa madre fosse caduta su Jack. Aveva avuto modo di studiare tutto il suo Dossier grazie al fatto di avere libero accesso allo studio di Aufrich . Pur essendo ancora un cadetto , godeva della stima del capo che lo lasciava assistere alle riunioni e non gli faceva mistero delle sue perplessità ed ansie . Il giovane ricercatore aveva preso particolarmente a cuore il prototipo vivente e si stava facendo una cultura sui capitoli: “Stato comportamentale ed apprendimento ” e su ” “Inserimento nel sociale e nel mondo del lavoro” . I testi erano tomi da 2-3000 pagine , che prevedevano verifiche su batterie interminabili di test. A queste si sovrapponevano analisi che mettevano a confronto esperienze precedenti e si confrontavano con quanto pubblicato da altre multinazionali .I rallentamenti erano dovuti alla lettura di finti lavori manganizzati ai buoni , scritti ad arte per partecipare ad solito concorso pubblico .
In questi fiumi di parole e di grafici a forma di traliccio , anche Digmann arrivò a comprendere l’importanza di dedicare delle replicanti di buona fattura , magari in Naturalatex , allo studio. Spazio nelle officine e fondi per costruire un Tipo1 erano limitati . Per accontentare il Presidente si sarebbe fatto uno sforzo collettivo per allestire almeno 3 soggetti tipo 2 , ma ci voleva tempo , almeno 2 anni.
Caratteristiche corporee dei replicanti
Tipo 4 : replicante accettabile a non meno di 10 metri di distanza . Ottimo per rappresentare un passeggero di un volo aereo , uno spettatore di cinema e teatro , un casellante autostradale ,uno sciatore visto dalla funivia ed un turista in spiaggia libera . Viene riciclato solo negli indumenti . Nel tempo può essere reintrodotto ed ambientato per diverse fasi dello studio mantenendo gli stessi lineamenti e cambiando indumenti .
Tipo 3 : replicante utilizzato per contatto verbale e fisico limitato alla stretta di mano e pacca sulla spalla . Temperatura corporea riscaldata solo a livello della testa e degli arti superiori . Utilizzabile come giocatore di tennis , compagno di Università , docente universitario , commesso del Panino Giusto . Si tratta di un replicante smontabile e riciclabile .
Tipo 2: replicante spogliabile anche nudo. Ha tegumenti elastici sollevabili in pliche ,è omeoterma , è invecchiabile ,modificabile nei volumi , operabile , caricabile con programmi comportamentali anche complessi . In qualità di di paziente : si infetta , guarisce , si traumatizza facilmente ,e può riportare esiti di ustione , di incidente automobilistico sportivo .
E’ smontabile e riciclabile
Tipo 1 : come il 2 , verificato attraverso test da sforzo per durare senza manutenzione 30 anni ( tempo valutato per portar a termine lo studio ) caricato con programmi di eidomatica e robotica al fine di potere rispondere in tempo reale alle sollecitazioni da laboratorio . Non riciclabile .
| November 13th, 2009 | Commenta questo articolo! |
Il prof parteciperà all’evento specializzato Breast Unit 2010, che avrà luogo a Roma il 25 e il 26 marzo 2010.
Ecco il programma degli workshop: Presentazione.
| October 16th, 2009 | Commenta questo articolo! |
Segnalazione: Baruffaldi Preis citato in articoli di Tiscali, TvGuida e Metropolis Web.
Buona lettura!
| October 15th, 2009 | Commenta questo articolo! |
A questo indirizzo potete trovare l’articolo dell’agenzia di stampa ANSA dedicato alla chirurgia estetica under18 in cui viene consultato il Prof anfitrione di questo blog.
Buona lettura!
| October 12th, 2009 | Commenta questo articolo! |
Il TG4 intervista per l’ennesima volta il Prof. Il tema è la chirurgia plastica praticata a minorenni e giovanissimi.
Potete rivedere l’intervista al ventottesimo minuto di questo video: http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=tg4&data=2009/10/11&id=8375&from=aggregatore_programmi_tg4_2008.
Buona visione!
La redazione
| August 25th, 2009 | Commenta questo articolo! |
Laura Galli, gravemente ferita durante l’incidente di Viareggio e affidata al nostro Prof, lascia l’Ospedale Galeazzi. Ne dà voce Il Giorno, in un articolo del 22 agosto che vi riproponiamo, scusandoci per la qualità non elevatissima:
| August 9th, 2009 | Commenta questo articolo! |
A questo link potete trovare l’articolo pubblicato su Il Tirreno Versilia mercoledì 5 agosto. L’oggetto del pezzo è la storia di Laura Galli, sopravvissuta all’incidente di Viareggio e - adesso - curata dal Dott. Franz Baruffaldi Preis.
| July 18th, 2009 | Commenta questo articolo! |
|
A CURA DI ANNA SPINELLI |
52 anni, carico di energia, Palermitano, ma vicino anche lui ad un motto particolarmente Lombardo : “ Non mollare mai !“ .
Nel 1996 mentre guidava ,di ritorno da un viaggio di lavoro, con una camicia a mezze maniche nota un nodulo sul braccio sinistro . Non si era mai accorto di questa formazione nonostante guidasse di regola a braccia nude . Doveva essersi quindi formato da poco . Il medico amico lo rassicurò sulla natura : “ adipoma “ e glielo tolse in quatto e quattrotto .Adipoma è probabilmente un termine con il quale si identifica un lipoma a sud di Fidenza
Dopo due anni il problema si ripresenta . Si reca nuovamente dall’ amico medico che aveva effettuato l’intervento precedente il quale chiede l’esito della biopsia dell’intervento di due anni prima. Non era adipoma ma “ fibroistiocitoma “ .
Vienne operato nuovamente e nuovamente…….
Nel 2000 si cambia specialista ma non la musica . L’oncologo consiglia un ulteriore intervento e viene fuori che la lesione si è trasformata in fibroelastoma . E’ ancora tranquillità totale essendo che la parola finisce in –oma ma non in -sarcoma .
Le cose cambiano nel 2004 perché si fa strada la diagnosi del tanto temuto “fibrosarcoma “.
Questa volta all’ intervento si associa la brachiterapia .
Dolori fisici e morali si sovrappongono . Cò nonostante il nostro eroe aveva ripreso a lavorare e così fece per 4 lunghi anni .
Nel 2008, ricominciò il calvario: il braccio era devastato, gonfio, duro .A volte un legno a volte un indesiderato compagno capace di ferire ed offendere .
Questa volta viene fatto un consulto con il Dr. Fazio, quello che allo stato attuale copre la carica di ministro della Sanità ? Forse o un omonimo .
La conclusione della visita fu : preparare la valigia e farsi catapultare sulla cupola che si vede dall’autostrada con in cima la statua di San Raffaele .
Ricominciava l’incubo. Il 14 gennaio 2008, viene operato presso l?Ospedale San Raffaele : asportazione del SARCOMA G3 e bicipite omerale. Del povero braccio rimane una braciola .
E’ qui che inizia la partita con il “ carrozziere del vivente “ . Il caso è particolare . Bisogna stabilire una strategia di gioco . Chi demolisce e chi ricostruisce ? . Quanto si toglie e quanto si lascia ? Chi si posiziona sul rovescio ? Meglio lasciare campo libero agli ortopedici sul dritto. La cosa va studiata bene e a Benedetto viene dato il permesso di tormare alla terra dei limoni ad attingere linfa vitale dalla terra generosa e ricca dell’isola .
Di li a poco gli verrà detto che anche quel poco che è rimasto attaccato all’omento deve essere rimosso e che quindi siamo vicini alla amputazione .
Sul dritto si era posizionato il Dr Camnasio . Ortopedico molto forte sul servizio ma anche sulla risposta alla battuta . Medico moderno nelle strategie ma antico nel prendersi cura dei suoi pazienti .
Il Dr. Caminasio decise che l’intervento demolitivo doveva prendere in considerazione anche la ricostruzione perché non viviamo la medicina della I° Guerra mondiale .
Per un attimo ci si chiede se questo intervento di ricostruzione rientra nei Livelli elementari di assistenza . Ma chi se ne frega . Non si può essere messi in galera in contemporaneamente due volte .
Dice il nostro eroe : “ All’inizio quando mi fu comunicato che si poteva pensare anche a ricostruire , non vi nascondo che nutrivo qualche perplessità in merito …..insomma …. io non avevo più un braccio!Ovvero avevo un groviglio di qualcosa …..ben lontano dalla forma di un braccio!.
Quel fatidico pomeriggio , finito di operare , entrò in camera Baruffaldi Preis . Si mise seduto affianco a me sul letto visibilmente provato da una probabile seduta operatoria pesante e rimase a lungo in silenzio studiando la situazione . Mi ispirava fiducia nonostante tutto quello che avevo pensato prima.
Alla fine della visita resosi conto del mio stato d’animo devastato dal dolore, dalle attese, dalla chemioterapia, dall’anestesia, da tutta la situazione si avvicinò e abbandonando l’etichetta mi chiede ad alta voce se come lui ero pronto per la grande sfida. Mi piacque questo suo modo di fare e accettai con più ottimismo!”
31 marzo 2009: GRANDE INTERVENTO. 12 ore sotto i ferri.
Viene asportata una recidiva maligna di quasi 7 cm. .
Il carrozziere riceve il testimone da una equipe di ortopedici che per 7 ore svolgono un lavoro eccezionale pulendo vasi , nervi e tendini dal bastardo .
Apre ed isola con un cicatrice ad “S” il “muscolo Gran Dorsale”, lo tunnellizza sotto l’ascella e lo porta a copertura delle strutture nobili risparmiate dagli ortopedici .
E’ da immaginare la tensione delle due equipe al momento della scopertura della medicazione a distanza di 12 ore dall’intervento .
Benedetto è tornato in Sicilia con le due braccia .
Tutto è andato bene . Il Dio della Scialitica ci ha messo del suo per fare riottenere funzione a questo “…benedetto …”braccio .
Benedetto è tornato dopo due mesi a farsi vedere da Preis con una sorpresa . No , non è una bandiera dell’Inter , bensì una cassata che riportiamo in foto. I cannoli non hanno fatto in tempo ad essere fotografati .
Benedetto vuole aggiungere una considerazione finale a questo racconto :
“Mi risvegliai farfugliando ma ero abbastanza lucido da capire e vedere che avevo ancora il braccio attaccato! Ero felicissimo .Grazie a tutti. GRAZIE PROFESSORE PREIS(…….alla Sicula ) efficientissimo CARROZZIERE DEL VIVENTE. Voglio che tutti sappiano. E vorrei che la mia storia possa servire ad altre persone. Il primo controllo e’ andato benissimo e avendo letto la storia di Maurizia e Giacomo i due ragazzi miei conterranei di Cefalù che saluto, mi sono ricordato di portare con me la cassata e i cannoli siciliani, un piccolo pensiero per l’Uomo che mi ha ridato la vita.
| February 8th, 2009 | Commenta questo articolo! |
|
A CURA DI ANNA SPINELLI |
Flavia C. Storia di una paziente in gamba: “Non capivo nulla della sofferenza. Ora non capisco nulla per la felicità…..”
La storia che la Redazione ha raccolto questo mese ha davvero dell’incredibile e a raccontarci la propria esperienza sarà proprio lei, la protagonista, Flavia, una simpatica signora di Uboldo (Varese) attualmente ricoverata all’Ospedale San Raffaele del Monte Tabor di Milano.
La signora Flavia mi accoglie con calore ed esordisce: -Cara, tu mi vedi cosi, adesso. Ma sono stata davvero male, sai! Lo scorso mese di giugno mi sono sottoposta su consiglio del medico ad una visita cardiologica di routine con ECG, in provincia di Varese. Per me si trattava di un semplice controllo per cercare di contrastare una piccola forma d’asma che mi toglieva il respiro. E invece, dopo 8 giorni, mi ritrovai ricoverata in ospedale dove fui sottoposta ad una CORONOGRAFIA e a vari esami clinici.
L’esito fu inaspettatamente doloroso per me . Mi comunicarono senza mezzi termini che dovevo sottopormi all’intervento di quattro by-pass. Per fortuna sono una persona molto credente e la fede e le incessanti preghiere mi hanno dato la forza di superare questo ostacolo .
L’intervento doveva essere fatto in un altro nosocomio; fui trasportata al San Raffaele a Milano. Era il 23 Giugno del 2008. Intervento perfettamente riuscito. Pochi giorni dopo venni trasferita nuovamente nell’ospedale della provincia di Varese per la riabilitazione.
Purtroppo nei giorni seguenti avvertivo un certo malessere generale. Per 17 giorni ebbi febbre alta e iniziai ad avvertire e a vedere coi miei occhi che dalla ferita nel petto c’era tanto pus. Arrivò il giorno in cui era prevista la visita di controllo al San Raffaele. Stavo molto male.
C’era una grave complicanza, mi dissero. Mi operarono nuovamente: fu sollevata completamente la cute del petto e vennero applicati 7 drenaggi. Quando mi svegliai pensavo di essere arrivata in Paradiso. In realtà con mia grande soddisfazione, capii che ero arrivata in reparto. Ma continuavo a stare male.
Nel mio petto una grossa voragine. Il pus aveva intaccato anche le ossa.
La mia dottoressa un giorno mi avvertii che sarebbe venuto un altro medico, molto bravo e preparato che mi avrebbe visitata. Ecco l’incontro con il professore BARUFFALDI PREIS.
- Non mi sarei mai aspettata un persona di così tanta esperienza medica; una persona positiva. Insomma, fa sempre piacere in certi momenti vedere uno spiraglio di luce. Non appena il Professore Preis vide la grossa voragine, uno squarcio nel mio petto, decise di operarmi. Ma non prima di parlare in privato con i miei parenti. Il Professore BARUFFALDI PREIS FU CHIARO NELLA SPIEGAZIONE CHE NEI CASI COME IL MIO, L’INTERVENTO CHIRURGICO POTEVA ESSERE DETERMINANTE SIA NEL BENE CHE NEL MALE. PURTROPPO PER ME, ASPETTARE ANCORA VOLEVA DIRE ESSERE DETERMINANTE SOLO NEL MALE. Non avevo altra scelta.
La Signora Flavia è molto emozionata e a tratti si e’ fermata per respirare profondamente. L’emozione e’ chiara nei suoi occhi.
Con Ottobre arrivò il giorno dell’intervento. Ero in condizioni critiche ma sapevo che avremmo vinto il male cattivo. Ero in mani sicure e fui felice di addormentarmi.-
Professore Preis: -E’ STATO SMONTATO LO STERNO, RIPULITI I TESSUTI DALLA INFEZIONE E RUOTATI AL CENTRO I DUE MUSCOLI PETTORALI-
Flavia:- quando mi svegliai notai con stupore che i sette drenaggi erano stati rimossi. Mi informarono subito che la voragine nel mio petto non c’era più e che ERA STATO ESEGUITO UN DELICATISSIMO INTERVENTO DI CHIRURGIA PLASTICA E RICOSTRUTTIVA. Un lembo di pelle era stato asportato dalla coscia e utilizzato per abbellire il tutto esternamente.
A questo punto la Signora Flavia mi fa vedere cosa e’ rimasto di quell’intervento:
UN CEROTTO PER TENERE FERMA LA VAC ASPIRANTE (DRENAGGIO), UNA BANALE CICATRICE PULITA QUASI INVISIBILE. E SULLA COSCIA UNA MACCHIA ROSEA COME SE AVESSE “GRATTATO”CONTRO UN MURO.
-Dopo la camera iperbarica, ero felice! Felice di trascorrere il Natale in ospedale in compagnia delle persone più care al San Raffaele! SINO AD ORA NON CAPIVO NULLA DELLA SOFFERENZA. ORA NON CAPISCO PIU’ NULLA PER LA FELICITA’!-Ora aspetto di andare a casa però!-
E aggiunge:- Vorrei ringraziare pubblicamente tutti . I lettori devono sapere che ci sono uomini di buona volontà. Grazie al terzo piano del settore Q, grazie a medici, operatori sanitari, grazie a Don Martino, alle suore , a mio marito Pino che mi e’ stato accanto tutti i giorni ma soprattutto un doveroso grazie al professor Preis dal profondo del mio cuore guarito che ha salvato la mia vita.-
Poi, raggiunta dal marito, mi dice che stanno festeggiando il 50° anniversario di matrimonio e che appena possibile partiranno in crociera per la luna di miele. Sorridiamo e ci salutiamo felici per questa bella vittoria: Tanti auguri agli sposi, tanta serenità e ……… tanta salute!!!!