Conan il barbaro e i baroni della sanità
La pellicola “Conan il barbaro” non è mai stata presa sul serio dalla critica cinematografica che conta . Il protagonista , Arnold Schwarzeneger mostrava una massa muscolare inversamente proporzionale alla abilità di recitare .Ciò nonostante è stata prodotta anche una seconda parte “ ….il distruttore .” in cui recitava Grace Jones .
E’ stato proposto una serie interminabile di volte in televisione, ultimamente soprattutto a notte tarda .
Poco tempo fa , facendo zapping mi sono trovato a film iniziato più o meno alla scena del tempio .E’ stata una folgorazione ! Mi si è rivelata una nuova chiave di lettura .
Il film inizia con Conan bambino , 6-7 anni , coinvolto nella distruzione del villaggio da parte di un gruppo di guerrieri feroci , contraddistinti dal simbolo di due serpenti attorcigliati ,alla ricerca dell’acciaio per forgiare spade e corazze. Il padre , esperto armaiolo , viene subito ucciso , le case incendiate , le donne stuprate , la madre viene decapitata a distanza di pochi metri di pellicola , con Conan che la tiene per mano . Il bambino viene messo in catene e condotto nel deserto .
Per 10 anni vive in schiavitù con altri prigionieri in condizioni disumane. Passa le sue giornate a spingere una pesantissima ruota di pietra per alimentare una specie di macina . Sviluppa un fisico forte e muscoloso .
Unico sopravissuto a tutto ciò arriva il giorno in cui viene staccato dalla macina per essere impiegato nei combattimenti senza esclusione di colpi dove la gente scommette su chi porta a casa la pelle .
Supera anni di duelli contro combattenti poco felici di essere fatti a pezzi e si guadagna la libertà . Decide a questo punto di andare alla ricerca della allegra compagnia di guerrieri che per 20 anni gli hanno reso la vita impossibile. Dopo lungo viaggiare Conan raggiunge una terra dove il popolo vive adorando il simbolo dei dei due serpenti attorcigliati .
Raggiunge un santuario a forma di piramide, dimora del serpente , e si mischia a migliaia di persone che pregano in ginocchio in attesa che appaia il grande sacerdote . Il regista inquadra a lungo questa massa in adorazione del simbolo dei due serpenti incrociati . Conan fa fuori un apostolo per fregargli la tunica e sale la lunga scala che porta alla sommità della piramide .
Alla apparizione del sacerdote capo della setta , scopre che è proprio colui che gli ha decapitato la madre . Si arma di coltello per ucciderlo , arriva quasi al cospetto del sacerdote ma viene smascherato dalle guardie e neutralizzato .
Il sacerdote a questo punto con espressione particolarmente stupita chiede a Conan per quale motivo volesse ucciderlo. Conan disperato si fa riconoscere e ricorda al cattivone tutto ciò che gli aveva combinato .
Lo stupore del sacerdote aumenta :“ Perché vuoi uccidermi ? Tu dovresti essermi riconoscente . Tutto quello che ti ho fatto passare ha sviluppato in te il desiderio di ribellarti , di distinguerti dalla massa . Io ho fatto in modo che tu sia diverso dalla massa che sta ai piedi della piramide, in ginocchio , in adorazione . “
Il sacerdote sempre più con gli occhi iniettati di sangue gli risponde :” Mi deludi , ti ho dato gli stimoli per sviluppare una tua identità .Dovresti ringraziarmi !!!” A quel punto, non meritandosi il rispetto del santone , Conan viene legato all’albero della morte . Il resto è storia . Se non ve la ricordate , su richiesta posso raccontarvela .
Proviamo a traslare la favola di Conan nell’ambito medico: nella formazione di un chirurgo in mancanza di sfide difficili , che sviluppino un sentimento di rivalsa è più facile che vengano fuori figure mediocri piuttosto che grandi protagonisti .
Il santone = vecchio chirurgo barone . Sono qui per recitare il mea culpa . Io come Conan sono arrivato ad odiare il santone che godeva nel rendermi la vita impossibile .
Mi mancava la chiave di lettura . Non capivo che la vita di corsia che ho vissuto negli anni ’80 e ’90 , difficile come quella di una caserma di marines , era la base per l’addestramento alle grandi imprese a volte impossibili .
A quell’epoca il giovane assistente che sognava il bisturi era in realtà candidato a passare mesi a pipettare urine per gli esami chimici . Si poteva parlare al Direttore solo per interposta persona . Solo dopo alcuni anni era possibile guardare il barone negli occhi . Ai tempi non c’erano alternative . Solo chi resisteva si avvicinava al verde della sala operatoria .
Adesso gli studenti che frequentano un reparto per fare la tesi , già al sesto anno hanno libero accesso al tavolo operatorio . Non c’è da fare a pugni , e questo li rende meno attenti a conquistarsi la posizione .
Con la caduta dei baroni , è venuta meno la miccia che accendeva l’orgoglio personale e la voglia di farcela a tutti i costi .Il cattedratico con il camice lungo fino a terra ed il codazzo di assistenti alla Dott. Terzilli era capace di farti piangere ma, se resistevi alle umiliazioni, ti faceva nascere la voglia di dimostrare che si erano sbagliati a considerarti un incapace. A me è successo così.
L’esperienza chirurgica è iniziata per caso ed è stata caratterizzata da una serie di difficoltà , umiliazioni , ed ostacoli simili a quelli passati da Conan . Io sono arrivato ad odiare certi personaggi che mi hanno reso la vita difficile ma Conan mi ha dimostrato che sbagliavo . Capisco che il mio esempio potrebbe essere interpretato come un fenomeno isolato . Non è così . Interrogate la maggioranza dei primari di chirurgia plastica della Lombardia che sono più o meno miei coetanei. Hanno tutti vissuto una vita da sentinella in guardiola per lunghi anni .
Chissà oggi come reagirebbe un giovane assistente alla richiesta di portare fuori per una intera estate il cane a fare i suoi bisogni mentre il direttore è al mare ? Oppure , come si sentirebbe il neospecializzando a stare sotto casa del cattedratico in attesa che cadano le palline da ping pong per ricuperarle ? Poco importa se questi corrispondano a fantasie o fatti realmente accaduti .
Quello che sicuramente tutti noi abbiamo provato sono le umiliazioni di sala operatoria o di corsia , cicatrici indelebili . A volte ritornano come fatti irreali ed il tempo tende a renderle meno violente .
Doppio messaggio :1) rivalutazione della vecchia repubblica 2) attenzione ai nuovi vertici della sanità : questa situazione di indifferenza scambiata per buonismo rischia di creare una generazione di chirurghi poco appassionati .


February 21st, 2008 at 16:09
Caro Pirata,
ho letto piu’ volte questo suo intervento e non le nascondo che le mie considerazioni sono molte e contraddittorie tra loro. Mi sono informata anche sulla probabile identità del “barone” e mi sono pure un po’ alterata per solidarietà..
Ma il “passato” è passato.
Certamente questa lettura non fa bene al cuore; mi spiace sapere delle angherie da lei subite.
MA, se queste esperienze le siano servite per diventare il MEDICO e la persona che noi abbiamo conosciuto….d’istinto mi verrebbe quasi da “comprendere” le ragioni del Barone…. ma SOLO SE VERAMENTE ATTE A SPRONARE il giovin dottore a migliorarsi.
Poi…il “perverso” c’e’ ovunque…..ma si impara anche dal peggio per non commettere gli stessi errori e ferire….(glielo dice una che è cresciuta in un austero collegio dove la signora Rottermeier, in confronto alle mie istitutrici sembrava dolce come MaryPoppins).
In quanto alle cicatrici indelebili (mi fa specie sentir parlare proprio lei che ne sana di ogni…), le consideri ferite di guerra di cui andarne fieri e orgogliosi. E la gratitudine e la stima e gli abbracci di tantissimi pazienti e collaboratori, saranno la medicina migliore per sanare anche quelle piu’ profonde (lo chiamerei intervento di “cross-heart”)
La storia delle palline da ping pong mi ha fatto venire in mente, gonfia di orgoglio, che sono stata la raccattapalle di Barazzutti e Panatta in qualche occasione.. altro che veline , letterine, paroline….
LUNGA E SERENA VITA AL PIRATA!
Annina
February 21st, 2008 at 16:23
Mi associo all’augurio di Annina.
ORGOGLIOSI (e fortunati) di essere suoi pazienti.
LUNGA E SERENA VITA AL PIRATA!
March 12th, 2008 at 16:36
Caro Dottore. Solo una piccola notazione. La cosidetta critica che conta (e anche quella che non conta) porta il film Conan il Barbaro in palmo di mano. Il film di John Milius è unanimamente considerato un capolavoro dalla critica (per la cronaca, Milius è stato recentemente omaggiato dal Torino Film Festival con una retrospettiva completa di tutta la sua opera).
Non toglie niente a quanto scritto dopo, ma ci tenevo a “salvaguardare l’onorabilità” di Conan il Barbaro
March 12th, 2008 at 19:41
Oh mio Dio!!! Questo blog è più avvincente di Greys Anatomy, dr House, ER e altre cose del genere… Mi sono immaginata il dott, allora futuro pirata, che portava a spasso il cane, dopo aver raccolto palline di ping pong all’infinito!
Mi fa felice che sia una di quelle persone che dopo aver nella vita combatuto i draghi con le cerbotanne sia diventato un uomo dalla faccia tanto zen e con una bravura molto lodata dai coleghi e pazienti.
Dott lei è venuto su bene, ma perche lei è lei e basta e perciò complimente, anche per la descrizione di Conan, senza una spiegazione del gene per una donna è difficile capire sto tipo tutto muscoli e rabia.
June 10th, 2008 at 21:12
il racconto del film è divertente, ma di baroni, universitari e non, francamnete ne abbiamo le scatole piene.
che le umiliazioni inflitte a giovani volenterosi e/o rampanti abbiano un valore iniziatico mi pare difficile crederlo…
io lavoro all’università, e vedo molti signori professori (anche medici) che si divertono ad umiliare senza insegnare nulla.
L’unica scuola di pensiero che riescono a tramandare è quella della prevaricazione, ed un dottorato in fotocopie e accompagnamneto dei baronetti a scuola non mi pare un successo, nè professionale nè umano.
si potrebbe dire dei vecchi baroni che erano almeno bravi?
non saprei, c’è sempre qualche animo aristocratico che si lamenta della “liberalizzazione” del sapere; e poi non sarebbe un buon motivo per rimpiangere metodi da caserma.
bye
S.