Chirurgia in Egitto: missione possibile
Sono stato in missione con un pool di chirurghi plastici nella città di El Mansoura nel mese di novembre 2008 . El Mansoura è una città Egiziana distante due ore di pulmino dal Cairo sul delta del Nilo . Ci si arriva facendo una strada tutta buche ,attraversando paesini di poche anime malnutrite . Non fa sicuramente parte degli itinerari turistici .
E’ una città prevalentemente universitaria . Per questo motivo dicono che l’atteggiamento dei locali sia più integralista che non nella capitale dato che gli studenti fanno dell’applicazione rigida delle regole dell’Islam un fatto personale .
Il motivo della nostra presenza in Egitto è rappresentato da un corso sulla chirurgia dei volumi corporei dedicato all’addestramento di chirurghi locali , con lezioni teoriche ed interventi chirurgici dal vivo .
Analizzando il tema dalla parte di chi impone le regole sanitarie nel nostro paese ci si potrebbe chiedere quale sia l’utilità della chirurgia plastica in un una società in cui le donne circolano coperte dalla testa ai piedi con il solo viso e mani esposti anche quando fanno il bagno. In alcuni casi lasciano esposta solo una sola piccola fessura per gli occhi. Riassumento : se non si espone il corpo perché prendersene cura ?
Questa non è la mia prima esperienza in un paese mussulmano .

Due anni fa organizzammo un corso dedicato al naso, l’anno scorso un corso legato alla chirurgia della mammella .
Ho avuto modo di parlare con colleghi egiziani , con infermieri , con pazienti , parenti di pazienti di questo concetto del corpo . Ho imparato molte cose . Una donna può non volere fare partecipare estranei alla visione del proprio corpo e desiderare lo stesso di possedere un corpo armonico da potere esporre nell’intimità della casa .
Una ragazza sovrappeso , con un bellissimo viso , attraverso l’interprete , mentre la visitavo mi fece sapere che era al corrente che il suo corpo si era rovinato progressivamente a causa di una alimentazione sbagliata . Era cosciente del fatto che una volta appesantita, l’emarginazione aveva giocato un ruolo principale nel affogare i propri dispiaceri nei dolci che era arrivata a mangiare in quantitativi industriali senza rendersene conto.
Raggiunto il fondo = 140 kg per 1.60 cm aveva finalmente deciso di mettersi in dieta e con mille sacrifici era scesa a 80 Kg. Ora chiedeva una mano alla chirurgia per rientrare nei ranghi .
Mi sembrò un caso di dedicarmi a lei . Addominoplastica per ridare forma ad una parte del corpo trasformata in un grembiule , mastopessi per riportare il seno ad una forma normale , come quella che viene disegnata da un qualsiasi reggiseno e lifting di braccia per farla assomigliare sempre meno a Batman . Pur essendo un paese povero , questi interventi sono risultati coperti dal Sistema Sanitario Nazionale .
L’Egitto è un paese dai grandi contrasti . Lo si capisce girandolo in macchina . Le campagne sono molto povere mentre le città sono caotiche . Il programma alimentare , alla luce anche delle restrizioni religiose prevede grandi quantità di carboidrati e zuccheri e poche proteine animali . Ciò provoca squilibri .
Sono molte le persone soprappeso . La classe medica si è ultimamente sensibilizzata sull’argomento e la correzione medica e chirurgica dell’organo adiposo risulta essere di grande interesse .
Si sono accorti che il soggetto impedito nei suoi movimenti da una massa adiposa in eccesso facilmente si ammala , diventa una piaga per la società , è socialmente meno utile perché limitato nelle attività lavoratrici .Con il grande caldo , praticamente 10 mesi all’anno le attività della persona soprappeso si rallentano .
La ragazza faceva parte di un gruppo di 15 soggetti operati . Nella maggioranza dei casi si trattava di addomi a grembiule di grandi dimensioni con pareti addominali rilasciate a seguito di parti multipli o di interventi chirurgici .
Scherzando abbiamo chiesto ai colleghi se il loro sistema sanitario nazionale poneva dei limiti all’operabilità dei soggetti . Non è stato facile farci comprendere . Non riuscivano a comprendere il quesito . Senza entrare nei particolari sull’identificazione della linea pubica o sul calcolo del body mass index ,dopo avere fatto diversi esempi sulla zona grigia della chirurgia plastica , tra estetica e funzione uno di loro ha detto : “Il vostro Governo non dovrebbe occuparsi del fatto che se non operate in convenzione vi arricchite facendo lo stesso intervento in solvenza ?”
Mi è sembrato un ragionamento logico e tornato a casa ho subito approfittato dell’esperienza .
Mi sono fatto stampare tutte la cartelle annullate dai NOC con tanto di obbiezioni sui parametri dei pazienti .
Questi documenti rappresenteranno il : “Vademecum del chirurgo che deve dire di no” ma soprattutto la risposta , tra 10 anni , al PM che mi chiederà perché alla signora Rosa di 80 Kg con seno 9° è stata rifiutata la mastoplastica riduttiva in convenzione o perché non ho voluto trattare il basalioma al volto in ambulatorio con il materiale disponibile per l’ingente cifra di 70 Euro . Onde evitare confusioni , sottolineo che si parla sempre della periferia nord-ovest di Milano .
Felice 2009 !!!!


January 18th, 2009 at 03:18
Grazie Dottore per questa interessantissima testimonianza. Un Paese che si considera in via di sviluppo come l’Egitto ci supera dunque in questo campo di molte lunghezze, e le rigide regole dell’Islam non ostacolano la diffusione della chirurgia plastica a livello di srvizio sanitario nazionale, una triste constatazione per il nostro paese! Ma per quello che si puo’ sapere la periferia sud est di Milano sta meglio? Certe volte ho l’impressione che la bussola dei Noc si sia un po’ fissata sul Nord ovest.
Complimenti per il bell’articolo e per la dedizione e l’entusiasmo che mette in tutte le cose che fa.
Jerome
January 20th, 2009 at 20:50
Caro Dottore, la ringrazio per questo racconto così particolare e così interessante! Da una parte la sua testimonianza è preoccupante, perchè ci fa capire quanti problemi ci siano nel nostro Paese nel campo della Sanità, ma d’altra parte ci permette di sapere qualcosa su un paese lontano e poco conosciuto, su cui evidentemente noi abbiamo dei pregiudizi: non mi sarei mai immaginata infatti che la sanità egiziana fosse per certe cose più avanti della nostra.
La ringrazio e le esprimo tutta la mia stima per il suo impegno, in Italia e fuori.
Costanza F.
August 5th, 2009 at 00:47
ana awsa ra9m hatif mersi