Benedetto: un paziente davvero in gamba (anzi, in braccio)
Saturday, July 18th, 2009|
A CURA DI ANNA SPINELLI |
52 anni, carico di energia, Palermitano, ma vicino anche lui ad un motto particolarmente Lombardo : “ Non mollare mai !“ .
Nel 1996 mentre guidava ,di ritorno da un viaggio di lavoro, con una camicia a mezze maniche nota un nodulo sul braccio sinistro . Non si era mai accorto di questa formazione nonostante guidasse di regola a braccia nude . Doveva essersi quindi formato da poco . Il medico amico lo rassicurò sulla natura : “ adipoma “ e glielo tolse in quatto e quattrotto .Adipoma è probabilmente un termine con il quale si identifica un lipoma a sud di Fidenza
Dopo due anni il problema si ripresenta . Si reca nuovamente dall’ amico medico che aveva effettuato l’intervento precedente il quale chiede l’esito della biopsia dell’intervento di due anni prima. Non era adipoma ma “ fibroistiocitoma “ .
Vienne operato nuovamente e nuovamente…….
Nel 2000 si cambia specialista ma non la musica . L’oncologo consiglia un ulteriore intervento e viene fuori che la lesione si è trasformata in fibroelastoma . E’ ancora tranquillità totale essendo che la parola finisce in –oma ma non in -sarcoma .
Le cose cambiano nel 2004 perché si fa strada la diagnosi del tanto temuto “fibrosarcoma “.
Questa volta all’ intervento si associa la brachiterapia .
Dolori fisici e morali si sovrappongono . Cò nonostante il nostro eroe aveva ripreso a lavorare e così fece per 4 lunghi anni .
Nel 2008, ricominciò il calvario: il braccio era devastato, gonfio, duro .A volte un legno a volte un indesiderato compagno capace di ferire ed offendere .
Questa volta viene fatto un consulto con il Dr. Fazio, quello che allo stato attuale copre la carica di ministro della Sanità ? Forse o un omonimo .
La conclusione della visita fu : preparare la valigia e farsi catapultare sulla cupola che si vede dall’autostrada con in cima la statua di San Raffaele .
Ricominciava l’incubo. Il 14 gennaio 2008, viene operato presso l?Ospedale San Raffaele : asportazione del SARCOMA G3 e bicipite omerale. Del povero braccio rimane una braciola .
E’ qui che inizia la partita con il “ carrozziere del vivente “ . Il caso è particolare . Bisogna stabilire una strategia di gioco . Chi demolisce e chi ricostruisce ? . Quanto si toglie e quanto si lascia ? Chi si posiziona sul rovescio ? Meglio lasciare campo libero agli ortopedici sul dritto. La cosa va studiata bene e a Benedetto viene dato il permesso di tormare alla terra dei limoni ad attingere linfa vitale dalla terra generosa e ricca dell’isola .
Di li a poco gli verrà detto che anche quel poco che è rimasto attaccato all’omento deve essere rimosso e che quindi siamo vicini alla amputazione .
Sul dritto si era posizionato il Dr Camnasio . Ortopedico molto forte sul servizio ma anche sulla risposta alla battuta . Medico moderno nelle strategie ma antico nel prendersi cura dei suoi pazienti .
Il Dr. Caminasio decise che l’intervento demolitivo doveva prendere in considerazione anche la ricostruzione perché non viviamo la medicina della I° Guerra mondiale .
Per un attimo ci si chiede se questo intervento di ricostruzione rientra nei Livelli elementari di assistenza . Ma chi se ne frega . Non si può essere messi in galera in contemporaneamente due volte .
Dice il nostro eroe : “ All’inizio quando mi fu comunicato che si poteva pensare anche a ricostruire , non vi nascondo che nutrivo qualche perplessità in merito …..insomma …. io non avevo più un braccio!Ovvero avevo un groviglio di qualcosa …..ben lontano dalla forma di un braccio!.
Quel fatidico pomeriggio , finito di operare , entrò in camera Baruffaldi Preis . Si mise seduto affianco a me sul letto visibilmente provato da una probabile seduta operatoria pesante e rimase a lungo in silenzio studiando la situazione . Mi ispirava fiducia nonostante tutto quello che avevo pensato prima.
Alla fine della visita resosi conto del mio stato d’animo devastato dal dolore, dalle attese, dalla chemioterapia, dall’anestesia, da tutta la situazione si avvicinò e abbandonando l’etichetta mi chiede ad alta voce se come lui ero pronto per la grande sfida. Mi piacque questo suo modo di fare e accettai con più ottimismo!”
31 marzo 2009: GRANDE INTERVENTO. 12 ore sotto i ferri.
Viene asportata una recidiva maligna di quasi 7 cm. .
Il carrozziere riceve il testimone da una equipe di ortopedici che per 7 ore svolgono un lavoro eccezionale pulendo vasi , nervi e tendini dal bastardo .
Apre ed isola con un cicatrice ad “S” il “muscolo Gran Dorsale”, lo tunnellizza sotto l’ascella e lo porta a copertura delle strutture nobili risparmiate dagli ortopedici .
E’ da immaginare la tensione delle due equipe al momento della scopertura della medicazione a distanza di 12 ore dall’intervento .
Benedetto è tornato in Sicilia con le due braccia .
Tutto è andato bene . Il Dio della Scialitica ci ha messo del suo per fare riottenere funzione a questo “…benedetto …”braccio .
Benedetto è tornato dopo due mesi a farsi vedere da Preis con una sorpresa . No , non è una bandiera dell’Inter , bensì una cassata che riportiamo in foto. I cannoli non hanno fatto in tempo ad essere fotografati .
Benedetto vuole aggiungere una considerazione finale a questo racconto :
“Mi risvegliai farfugliando ma ero abbastanza lucido da capire e vedere che avevo ancora il braccio attaccato! Ero felicissimo .Grazie a tutti. GRAZIE PROFESSORE PREIS(…….alla Sicula ) efficientissimo CARROZZIERE DEL VIVENTE. Voglio che tutti sappiano. E vorrei che la mia storia possa servire ad altre persone. Il primo controllo e’ andato benissimo e avendo letto la storia di Maurizia e Giacomo i due ragazzi miei conterranei di Cefalù che saluto, mi sono ricordato di portare con me la cassata e i cannoli siciliani, un piccolo pensiero per l’Uomo che mi ha ridato la vita.


