Archive for the ‘Strutture private’ Category

Benedetto: un paziente davvero in gamba (anzi, in braccio)

Saturday, July 18th, 2009

A CURA DI ANNA SPINELLI

52 anni, carico di energia, Palermitano, ma vicino anche lui ad un motto particolarmente Lombardo : “ Non mollare mai !“ .

Nel 1996 mentre guidava ,di ritorno da un viaggio di lavoro, con una camicia a mezze maniche nota un nodulo sul braccio sinistro . Non si era mai accorto di questa formazione nonostante guidasse di regola a braccia nude . Doveva essersi quindi formato da poco . Il medico amico lo rassicurò sulla natura : “ adipoma “ e glielo tolse in quatto e quattrotto .Adipoma è probabilmente un termine con il quale si identifica un lipoma a sud di Fidenza

Dopo due anni il problema si ripresenta . Si reca nuovamente dall’ amico medico che aveva effettuato l’intervento precedente il quale chiede l’esito della biopsia dell’intervento di due anni prima. Non era adipoma ma “ fibroistiocitoma “ .

Vienne operato nuovamente e nuovamente…….

Nel 2000 si cambia specialista ma non la musica . L’oncologo consiglia un ulteriore intervento e viene fuori che la lesione si è trasformata in fibroelastoma . E’ ancora tranquillità totale essendo che la parola finisce in –oma ma non in -sarcoma .

Le cose cambiano nel 2004 perché si fa strada la diagnosi del tanto temuto “fibrosarcoma “.

Questa volta all’ intervento si associa la brachiterapia .

Dolori fisici e morali si sovrappongono . Cò nonostante il nostro eroe aveva ripreso a lavorare e così fece per 4 lunghi anni .

Nel 2008, ricominciò il calvario: il braccio era devastato, gonfio, duro .A volte un legno a volte un indesiderato compagno capace di ferire ed offendere .

Questa volta viene fatto un consulto con il Dr. Fazio, quello che allo stato attuale copre la carica di ministro della Sanità ? Forse o un omonimo .

La conclusione della visita fu : preparare la valigia e farsi catapultare sulla cupola che si vede dall’autostrada con in cima la statua di San Raffaele .

Ricominciava l’incubo. Il 14 gennaio 2008, viene operato presso l?Ospedale San Raffaele : asportazione del SARCOMA G3 e bicipite omerale. Del povero braccio rimane una braciola .

E’ qui che inizia la partita con il “ carrozziere del vivente “ . Il caso è particolare . Bisogna stabilire una strategia di gioco . Chi demolisce e chi ricostruisce ? . Quanto si toglie e quanto si lascia ? Chi si posiziona sul rovescio ? Meglio lasciare campo libero agli ortopedici sul dritto. La cosa va studiata bene e a Benedetto viene dato il permesso di tormare alla terra dei limoni ad attingere linfa vitale dalla terra generosa e ricca dell’isola .

Di li a poco gli verrà detto che anche quel poco che è rimasto attaccato all’omento deve essere rimosso e che quindi siamo vicini alla amputazione .

Sul dritto si era posizionato il Dr Camnasio . Ortopedico molto forte sul servizio ma anche sulla risposta alla battuta . Medico moderno nelle strategie ma antico nel prendersi cura dei suoi pazienti .

Il Dr. Caminasio decise che l’intervento demolitivo doveva prendere in considerazione anche la ricostruzione perché non viviamo la medicina della I° Guerra mondiale .

Per un attimo ci si chiede se questo intervento di ricostruzione rientra nei Livelli elementari di assistenza . Ma chi se ne frega . Non si può essere messi in galera in contemporaneamente due volte .

Dice il nostro eroe : “ All’inizio quando mi fu comunicato che si poteva pensare anche a ricostruire , non vi nascondo che nutrivo qualche perplessità in merito …..insomma …. io non avevo più un braccio!Ovvero avevo un groviglio di qualcosa …..ben lontano dalla forma di un braccio!.

Quel fatidico pomeriggio , finito di operare , entrò in camera Baruffaldi Preis . Si mise seduto affianco a me sul letto visibilmente provato da una probabile seduta operatoria pesante e rimase a lungo in silenzio studiando la situazione . Mi ispirava fiducia nonostante tutto quello che avevo pensato prima.

Alla fine della visita resosi conto del mio stato d’animo devastato dal dolore, dalle attese, dalla chemioterapia, dall’anestesia, da tutta la situazione si avvicinò e abbandonando l’etichetta mi chiede ad alta voce se come lui ero pronto per la grande sfida. Mi piacque questo suo modo di fare e accettai con più ottimismo!”

31 marzo 2009: GRANDE INTERVENTO. 12 ore sotto i ferri.

Viene asportata una recidiva maligna di quasi 7 cm. .

Il carrozziere riceve il testimone da una equipe di ortopedici che per 7 ore svolgono un lavoro eccezionale pulendo vasi , nervi e tendini dal bastardo .

Apre ed isola con un cicatrice ad “S” il “muscolo Gran Dorsale”, lo tunnellizza sotto l’ascella e lo porta a copertura delle strutture nobili risparmiate dagli ortopedici .

E’ da immaginare la tensione delle due equipe al momento della scopertura della medicazione a distanza di 12 ore dall’intervento .

Benedetto è tornato in Sicilia con le due braccia .

Tutto è andato bene . Il Dio della Scialitica ci ha messo del suo per fare riottenere funzione a questo “…benedetto …”braccio .

Benedetto è tornato dopo due mesi a farsi vedere da Preis con una sorpresa . No , non è una bandiera dell’Inter , bensì una cassata che riportiamo in foto. I cannoli non hanno fatto in tempo ad essere fotografati .

Benedetto vuole aggiungere una considerazione finale a questo racconto :

“Mi risvegliai farfugliando ma ero abbastanza lucido da capire e vedere che avevo ancora il braccio attaccato! Ero felicissimo .Grazie a tutti. GRAZIE PROFESSORE PREIS(…….alla Sicula ) efficientissimo CARROZZIERE DEL VIVENTE. Voglio che tutti sappiano. E vorrei che la mia storia possa servire ad altre persone. Il primo controllo e’ andato benissimo e avendo letto la storia di Maurizia e Giacomo i due ragazzi miei conterranei di Cefalù che saluto, mi sono ricordato di portare con me la cassata e i cannoli siciliani, un piccolo pensiero per l’Uomo che mi ha ridato la vita.

Cassata

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Franz Baruffaldi Preis al TG4

Thursday, January 22nd, 2009

Chirurgia ricostruttiva: paradossi dei rimborsi regionali

Monday, December 10th, 2007

Per sette anni ho svolto la mia attività di chirurgo plastico in una struttura privata convenzionata.

Questo vuol dire che lavoro quale dipendente di una clinica privata che ha stipulato con la Regione una convenzione. La struttura si prende carico dei tipo di paziente che la Regione autorizza a curare.

Si tratta di pazienti da ricostruire. Ad ogni patologia e ad ogni intervento corrisponde un codice. Ad ogni codice corrisponde una cifra che la Regione a fine anno riconosce alla struttura per l’attività svolta. Il privato cittadino può scegliere tra l’ospedale pubblico e la clinica privata . In entrambe i casi, con la sola impegnativa del medico di base, viene visitato e se viene formulata indicazione per un intervento chirurgico viene messo in nota ed operato a spese dello Stato. LA CLASSIFICAZIONE DELLE MALATTIE E DELLE CURE RIENTRA IN UN SISTEMA RIASSUNTO NEL TERMINE D.R.G..

Gli interventi accettati dal Sistema Sanitario Nazionale debbono rivolgersi al ripristino della funzione e non alla correzione di inestetismi a meno che questi non facciano parte di malformazioni congenite o siano la conseguenza di traumi o rimozione i tumori. In parole semplici con il S.S.N. si possono fare interventi di chirurgia ricostruttiva e non interventi di chirurgia estetica. Da un punto di vista economico, l’entità del rimborso Regionale per questo tipo di interventi non supera 1/3 di quando viene chiesto per la stessa procedura eseguita privatamente sia in Italia che nel resto del mondo.

Applicando questa formula ben integrata nel Sistema Sanitario della Regione Lombardia ho eseguito in 7 anni circa 4000 interventi. La maggioranza dei pazienti sono risultati lombardi ma spesso mi sono trovato ad operare su soggetti extraregione che sono i benvenuti dall’amministrazione perché non rientrano nei limiti imposti al numero di prestazioni rimborsate annualmente.

Paradosso : Questo vuole dire che ogni reparto ha un “budget”. Se il 30 dicembre di ogni anno è stato sforata la cifra imposta dalla Regione ed arriva un paziente da ricostruire, la procedura viene rimborsata solo se il soggetto è residente in una regione diversa dalla Lombardia. Per evitare questo rischio i reparti che hanno raggiunto il budget chiudono per vacanza a Natale e mandano il personale in ferie… Cosa ne penserà l’Onorevole Maroni?

Per chi ci etichetta come specialisti di seni e sederi

Wednesday, December 5th, 2007

Nella struttura in cui lavoro, tra i vari distretti corporei, mi sono dedicato alla ricostruzione dell’arto inferiore. L’ambiente si presta a questo tipo di ricostruzione perché è affollato da ortopedici.

Nella bacheca di fronte al mio studio, che rappresenta l’unico strumento di promozione in mio possesso, è diventata consuetudine dedicare uno spazio alla foto del paziente del mese. Si intitola: “Gente in gamba”. Spesso si tratta di soggetti recuperati da altri ospedali, a volte anche a rischio di amputazione.

L’attuale protagonista è un simpatico camionista portoghese vittima di un grave incidente stradale, che ho visitato quando ormai gli avevano già amputato una gamba ma che era a rischio dell’amputazione di quella rimasta. Dopo un mese di medicazioni, bonifiche, lembi, fissatori esterni ed innesti ho avuto la soddisfazione di rimandarlo al suo paese con la gamba funzionante.

Il mio reparto fatto di quattro letti, composto da un organico impensabile per un’equivalente struttura pubblica, con uno strumentario spesso integrato da casa, in 7 anni è diventato un punto di riferimento anche per la cura di patologie del distretto orbito-palpebrale.

In particolare in collaborazione con il reparto di Oculistica pediatrica dell’Ospedale di Niguarda si è creato un centro di riferimento per la cura delle ptosi palpebrali. Si tratta ovviamente di una iniziativa “No profit”. Tale iniziativa legata alla buona volontà dei singoli e non supportata dalle istituzioni rappresenta una di quelle missioni che è giusto che il medico faccia senza chiedere applausi. Ciò nonostante deve essere presentata quando si identifica il chirurgo plastico come lo specialista di “seni e sederi”. Io mi sono dedicato a diverse missioni, ne sono fiero e raramente me ne vanto. Le tiro fuori solo quando risulta necessario fare comprendere che la figura del chirurgo plastico non è quella “Gossip” coinvolta nei festini a base di tossina botulinica.

Per il mio impegno professionale ultimamente sono stato scelto come consulente per le problematiche ricostruttive dall’Ospedale più grande del nord Italia. Questo mi ha dato molta soddisfazione. Ci sono arrivato senza sponsor . Non bravo io ma bravi loro che per una volta andando controcorrente hanno fatto una scelta meritocratica.

Per chi ha problemi di seno arriva la soglia dei 500 gr

Monday, November 19th, 2007

Fino a qualche tempo fa era il chirurgo plastico a decidere se un intervento chirurgico andava fatto o meno . Ciò che contava era il bene del paziente, ossia la correzione era sufficiente che portasse un beneficio sostanzialmente funzionale al soggetto e si poteva fare. Poco contava che oltre ad avere un beneficio funzionale il soggetto usufruisse anche di un beneficio estetico .

Ora le cose sono cambiate . C’è la caccia all’intervento di chirurgia estetica fatto in convenzione.
Chi lo ha fatto , lo fa o lo farà commette un crimine e dallo Stato di conseguenza viene trattato come un criminale .
C’è la guerra alla correzione estetica condotta con mezzi anche coercitivi. Non esagero , c‘è chi è stato prelevato dalla propria abitazione e messo in manette di fronte ai famigliari per poi passare 15 giorni in isolamento . C’è chi è inquisito . C’è chi ha subito tali pressioni psicologiche da abbandonare la sua attività nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale per dedicarsi alla sola attività privata .
Facciamo alcuni esempi per cercare di entrare nel vivo del problema : fino a poco tempo fa la correzione della gigantomastia (seno grande ) veniva considerato dalla Sistema Sanitario Nazionale un diritto del contribuente così come la ricostruzione mammaria post-mastectomia .
Personalmente mi sono adoperato a lungo per operare le pazienti afflitte da questo problema in regime di convenzione . Trovo che il seno voluminoso rappresenti un problema funzionale prima che estetico in misura maggiore se non uguale al seno mastectomizzato , e quindi il paziente abbia il diritto a correggerlo . La paziente con il seno grande e pesante non si sottopone ad un intervento di chirurgia plastica prevalentemente a fini estetici perché nella maggioranza dei casi le cicatrici e la forma del seno anche se migliorata non le permettono di fare carriera da velina . L’intervento viene affrontato con estrema serietà da entrambe le parti quando il peso limita le attività fisiche , crea irritazione nei solchi con il caldo d’estate , sega la clavicola con la spallina del reggiseno , provoca mal di schiena e contrattura dei muscoli del collo .

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Questo intervento è riconosciuto dal servizio sanitario di tutti i paesi moderni e anche dai paesi in via di sviluppo ( Vedi l’Egitto dove spesso vado in missione ) . Attualmente in Italia affinchè una paziente possa eseguire la mastoplastica riduttiva in convenzione si deve garantire a priori verranno rimossi non meno di 500 gr di mammella per parte . Se per disgrazia ci si ferma a 450 gr l’intervento non viene rimborsato dalla regione ed il chirurgo viene punito dai N.O.C. e dalla sua amministrazione .
Se per assurdo i due seni sono asimmetici con il più piccolo che non rientra nei 500 gr di rimozione per stare dalla parte della ragione secondo voi la Regione come si comporta ?Paradosso : Esiste un modo per sapere durante una prima visita quanto toglieremo ad una paziente portatrice di un seno grande ?Esiste un modo per pesare la mammella prima di operarla? Esiste un modo per stabilire il peso specifico della mammella che varia a seconda che sia più ghiandolare o più adiposa ?Le disposizioni Regionali prendono in considerazione il fatto che il seno di una donna alta 1.90 cm non è paragonabile come dimensioni al seno i una donna alta1 .50 cm La risposta a questi quattro quesiti è NO !.Il lettore sicuramente penserà che i N.O.C. siano abbastanza elastici in questo senso. No e vi spiego perché non possono esserlo . Li hanno elevati al rango di pubblici ufficiali . Se sbagliano vengono giudicati in penale .
Dati alla mano una delle cartelle contestatami dai N.O.C. quest’inverno era proprio una mastoplastica riduttiva che raggiungeva i 450 gr e non i 500.

Queste sono le nuove regole imposte dal sistema .Siccome è impossibile stabilire a priori quanto verrà rimosso , personalmente porrò indicazione alla mastoplastica riduttiva solo nei casi che palesemente superano il limite , meglio addirittura stare sul chilo di peso . In questo modo escludo dalle mie prestazioni con il S.S.N. la maggioranza dei pazienti che mi si presentano con questo problema . I N.O.C. desiderano che io dica al paziente con una mastoplastica inferiore al peso sopraddetto che debbono essere trattati in regime di solvenza .

Chi ci perde e chi ci guadagna? Molto semplice . Anche in questo caso le cifre mantengono le proporzioni solite . L’intervento fatto con il S.S.N. prevede un rimborso globale per la struttura che lo segue di circa 3000€ . Con questa cifra la struttura si paga più o meno le spese . Io vengo lo stesso pagato con il mio stipendio a fine mese che operi o che non operi la paziente di mastoplastica riduttiva . Se la stessa paziente viene operata privatamente sborsa di suo 9000€ con grande vantaggio sia della struttura che del chirurgo. Qualcuno mi può spiegare perché devo rischiare di essere prelevato dai carabinieri di notte e messo agli arresti per accettare di eseguire un intervento di mastoplastica riduttiva under 500gr ?Mettiamo anche che non finisca in galera , alla fine dell’anno la mia amministrazione mi mette al corrente che 15 su 40 pazienti operati di mastoplastica riduttiva non sono stati accettati dai N.O.C. . Rischio come responsabile della Unità operativa di dovere pagare io una multa per il mancato guadagno e soprattutto per la perdita economica subita dall’Istituto .

18.5€ ? Le condizioni di in un ospedale da campo!

Friday, October 26th, 2007

L’attività del mio reparto ha funzionato senza intoppi fino a Giugno del 2006. Le difficoltà erano quelle tradizionali, rappresentate dai conflitti burocratici con le amministrazioni, dall’abbandono dei giovani chirurghi attratti dalla chirurgia minimalista, dalla difficoltà nel reperire i materiali di sala operatoria o dal dovere resistere all’aggressività di altre specialità chirurgiche molto più considerate dal D.R.G. e voraci nel conquistarsi spazi di sala operatoria.

Dal giugno del 2006 la Regione ha cominciato ad imporre delle regole di comportamento togliendo al medico la libertà di scegliere la qualità di assistenza da rivolgere al paziente ed imponendo dei parametri dimensionali. Ad esempio, per i tumori cutanei, a seconda delle dimensioni di una lesione, questa se inferiore ad 1 cm sul volto e 3 cm sul corpo non può più esser rimossa in day surgery ma deve essere trattata ambulatorialmente.

Ovviamente ambulatorialmente il rimborso non supera i 100€ mentre in day surgery supera i 1000€. La prestazione in ambulatorio prevede che il soggetto venga messo vestito su una poltrona, gli venga pasato un po’ di disinfettante sulla sede da operare, gli venga iniettato un po’ di anestesia locale e gli venga rimossa una losanghina di pelle con uno strumentario approssimativo. Il controllo del sanguinamento è legato per molti aspetti alla fortuna del paziente. La chiusura della ferita chirurgica non può permettersi altro che un filo di nylon ed un cerotto di tela.

Non è contemplato un periodo di controllo post-operatorio. Per questo motivo alla quinta prestazione ambulatoriale gestita da me con disagio e superata con sofferenza da parte del paziente, con rischi per la sua incolumità, difficoltà nel garantire un campo sterile ho deciso di non occuparmi più di queste lesioni cutanee.

Io non opero pazienti in ambulatorio con i mezzi messi a disposizione per 100€ Non lo trovo dignitoso. Ci proveranno per me i dermatologi utilizzando la punta di un elettrorbisturi o grattando con una courette. Non si tratta di interventi di chirurgia plastica.

Alcuni pazienti ho continuato ad operarli in regime di ricovero ma sono stato punito perchè i N.O.C. che rappresentano un nucleo di controllo dell’A.S.L. non hanno accettato le mie motivazioni sulla scelta del day surgery e quindi hanno chiesto di concordare la cifra del rimborso alla mia amministrazione da 1000 a 18.5 € .

Mi sono rifiutato di concordare e quindi di conseguenza molti interventi eseguiti dal giugno del 2006 in poi , il mio Istituto li ha eseguiti gratis. Non esiste infatti un organo di controllo al di fuori delle parti al quale ci si possa appellare per fare giustizia. Se i N.O.C. contestano una cartella e non accettano le controdeduzioni è finita. Praticamente hanno sempre ragione loro.

Io la considero una delle più gravi ingiustizie nel campo della sanità. Lascio a voi giudicare sull’argomento ma nel frattempo, per il futuro, non mi occuperò più nel pubblico di determinate patologie.

Paradosso: la Regione accetta che si rimuova una lesione benigna al corpo in regime di day surgery se questa supera i 5 cm di diametro. Se la lesione è come nel caso di un paziente contestatomi, un neurofibroma di 4.5 cm deve essere operata in regime ambulatoriale perchè è benigna. Di neurofibroma non si muore, non è una lesione maligna, non da metastasi, ma si isola con difficoltà e tende a sanguinare molto. Richiede inoltre un tempo chirurgico superiore ai 30’ ed un controllo post-operatorio al fine di verificare se ci sono state emorragie. Ciò nonostante dal giugno del 2006 devo toglierla in condizioni precarie grattandola via con una lama da bisturi e chiudendo con un puntaccio di seta (l’unico che mi faccia rientrare dalle spese alla luce del budget di 18.5 € .). Qualcuno potrebbe dire che questo è un caso particolare . Ma non cambierebbe niente se anziché essere una nerofibromatosi fosse un neo delle stesse. Si ripresenterebbe la situazione di dovere rimuovere una losanga di pelle non inferiore ai 6 cm di lunghezza nelle stesse condizioni che si trovano in un ospedale da campo. Telefilm M.A.S.H. anni ’80.

I N.O.C. mi spingono inevitabilmente a dire al paziente che per queste patologie possono rivolgersi altrove, non è la morte di nessuno, oppure se vogliono essere trattati senza che l’esperienza diventi un’angoscia si rivalgano privatamente .

Sul dove verranno incasellate queste procedure nel futuro si andrà avanti a discutere per lungo tempo. Al momento non ci sono vie di mezzo o si opera sul predellino del tram o in day surger.

Strutture pubbliche e private dopo la Riforma Bindi

Friday, October 19th, 2007

Io non volevo partire rifacendomi al giuramento di Ippocrate, perchè la sua osservazione non faceva già parte dei doveri del medico quando mi sono laureato nell’85. Ma il Professore con il quale ha discusso la tesi me ne regalò una copia esortandomi lo stesso a seguirlo per i sani principi ai quali mi sarei potuto ispirare, e così ho fatto. Attenermi al giuramento mi è risultato per alcuni aspetti facile rispetto, ad esempio, ai colleghi ginecologi penalizzati nel principio di non provocare la morte dalla legge sull’interruzione di gravidanza. Più articolato, per non dire faticoso, è stato agire sempre con lo scopo di migliorare le condizioni fisiche del mio paziente applicando tecniche chirurgiche e terapie mediche frutto di studio e di ricerca.

Quando ciò non risultava sufficiente mi sono impegnato a sviluppare nuove procedure, nuovi materiali e nuovi strumentari con lo scopo di migliorare la qualità del servizio messo a disposizione del mio prossimo. Il riscontro morale è stato altissimo, quello economico mi ha permesso di vivere bene soprattuto grazie alla mia attività privata. Sono stato un ospedaliero convinto fino alla riforma del sistema sanitario pensata dal Ministro Rosy Bindi. Questa riforma è risultata particolarmente penalizzante per il chirurgo che desidera fare carriera perché lo obbliga a svolgere tutta la sua attività, anche quella privata, all’interno di strutture pubbliche. Le strutture pubbliche, ottenuto questo rapporto esclusivo, avrebbero dovuto adeguarsi in modo da garantire una qualità di servizio corrispondente a quella che un chirurgo ottiene rivolgendosi ad ambulatori e cliniche private. A distanza di 8 anni dall’entrata in vigore della riforma la maggioranza dei chirurghi che lavorano nel pubblico, per svolgere la loro attività privata, sono obbligati a frequentare cliniche al di fuori dell’ospedale perchè le strutture all’interno non sono state adeguate. Paradossalmente le strutture private che hanno firmato convenzioni con il pubblico per permettere ai chirurghi di svolgere la loro attività sono spesso le stesse che venivano utilizzate prima della riforma. Qualcuno vede in tutto ciò un qualche vantaggio per il medico? Qualcuno vede in tutto ciò qualche vantaggio per il paziente?

La conseguenza è stata che molti chirurghi plastici hanno abbandonato l’ospedale optando per la sola libera professione e che diversi ospedali hanno ridotto i posti letto destinati alla chirurgia plastica o addirittura chiuso dei reparti. L’abbandono dell’Ospedale per il chirurgo plastico ovviamente limita il campo d’azione alla sola chirurgia estetica perché i grossi interventi ricostruttivi prevedono strutture complesse, collaborazione con altri specialisti, a volte l’assistenza di una terapia intensiva.

Nel post riforma Bindi, dopo avere passato 15 anni di ospedale duro, forse per una questione caratteriale, non me la sono sentita di abbandonare l’aspetto ricostruttivo funzionale della mia specialità. Alla prima occasione che mi si è presentata mi sono reso disponibile per dirigere un reparto privato convenzionato che aveva bisogno di un responsabile.

Si trattava ovviamente di un’esperienza nuova soprattutto per quanto riguarda l’aspetto burocratico-organizzativo.

Rispetto all’esperienza ospedaliera, i 7 anni passati nella struttura privata convenzionata non si è perso , semmai si è un poco modernizzato.

Il padre dei chirurghi plastici nel 1597 scriveva : “Restauriamo e rendiamo funzionanti quelle parti che la natura o la sfortuna hanno portato via non tanto per deliziare l’occhio ma per elevare lo spirito degli afflitti“. Si passa da Ippocrate a Gaspare Tagliacozzi.

Paradossalmente questa frase l’ho trovata scritta in inglese diversi anni fa perchè è più diffusa e sentita tra i colleghi oltre oceano che tra quelli italiani .

L’ho tradotta liberamente, ma ci credo a tal punto da tenermela da anni nel portafoglio assieme alle cose più care.

Interventi sui volumi corporei nelle Case di Truffa

Monday, October 15th, 2007

La fatica che si fa per occuparsi dei volumi corporei è grande. Chi si dedica a questa disciplina ha dei rimborsi ridicoli, ha a che fare con pazienti complessi e deve mostrare molta passione.

La guarigione degli interventi eseguiti sui volumi è molto più complessa di quella per altre patologie . Il tessuto adiposo guarisce male . A volte si va avanti per un mese a medicare una area che stenta a riparare . La maggioranza di questi pazienti non diventa “ velina “ grazie al nostro intervento . Ha semplicemente una vita agevolata rispetto a quando doveva ripiegare su se stessa la cute della pancia per chiudere la cerniera dei pantaloni o tenere su il grembiule per fare pipì .Colgo l’occasione per salutare il Giornalista Giuseppe Sturlese Tosi . Nel numero 36 dell’Espresso del 13 settembre 2007 ha definito le strutture in cui lavoro: “Case di Cura e di Truffa” e gli operatori : “Pirati in sanità”.

E’ una persona fortunata . Non ha mai dovuto affrontare per se o per i suoi cari il problema della correzione dei volumi corporei .E’ per questo motivo che non è entrato in contatto con quello che si fa nelle Case di Truffa. e si è creato un opinione distorta sulla qualità del nostro lavoro . Anche se il problema non lo colpisce direttamente vorrei che sapesse che indipendentemente dal suo articolo se ci si presenta il fantasma della denuncia in penale perchè il perito XY della Regione stabilisce che non era patologia da trattare nel pubblico noi chirurghi ci occuperemo d’altro . Ciò rappresenterà un grande vantaggio per i suoi lettori .

Ecco le confessioni di un Pirata

Thursday, October 11th, 2007

Saluto il Giornalista Giuseppe Sturlese Tosi e lo ringrazio per avermi definito “Pirata” .Non ho niente a che fare con Pantani . Non sono neanche bravo a pedalare .
Quando opero però metto una cuffietta che può sembrare una bandana da pirata .
In qualità di Pirata quest’anno ho dedicato 15 giorni di agosto a ricostruire decubiti (ulcere della pelle causate da lunghi allettamenti ) in pazienti sofferenti , a ricostruire gambe in motociclisti sfortunati , a chiudere toraci in anziani operati di bypass con gravi complicanze infettive. Ho chiuso anche una fistola della teca cranica di un Signore albanese che rischiava la meningite . Il bottino del pirata è stato ingente . Diciamo che fa parte di quel capitolo della mia vita dedicato al volontariato .

Per contro avendo la responsabilità di uno di quei famosi reparti della “Clinica della truffa “ e dovendo garantire la copertura della reperibilità del pronto soccorso pago da 3 anni personalmente un assistente perché la struttura non è in grado di darmene più di due . Ci sono Ospedali pubblici che hanno un organico di 7-9 aiuti e sicuramente il primario non deve venire incontro ai problemi economici dell’Ente .Sono 7-9 stipendi contro i 3 che vengono elargiti all’organico del mio reparto per svolgere le stesse attività . Se gli sono sfuggiti , esorto Sturlese Tosi a chiamarmi e glieli posso segnare sulla cartina della Lombardia . Individuate le strutture possiamo poi passare alla produttività .

A luglio ho comprato degli strumenti per la struttura . Sono 4 anni che non riesco a farmeli fornire ufficialmente . Alcuni li ho avuti facendo lezione a destra e sinistra . Altri scrivendo lavori per ditte farmaceutiche . Altre forniture sono arrivate grazie al fatto che ho disegnato ferri chirurgici per la MEDICON di Tuttlingen , ma è sempre una lotta . Due mesi fa mi hanno rubato un detrattore da mammella . Non me l’hanno mai sostituito . Chiedo aiuto a Sturlese Tosi ! Mi faccia sapere quale vascello dovrò abbordare per garantirmi lo strumentario per il 2008.