Archive for the ‘RIPARATI E DINTORNI’ Category

Benedetto: un paziente davvero in gamba (anzi, in braccio)

Saturday, July 18th, 2009

A CURA DI ANNA SPINELLI

52 anni, carico di energia, Palermitano, ma vicino anche lui ad un motto particolarmente Lombardo : “ Non mollare mai !“ .

Nel 1996 mentre guidava ,di ritorno da un viaggio di lavoro, con una camicia a mezze maniche nota un nodulo sul braccio sinistro . Non si era mai accorto di questa formazione nonostante guidasse di regola a braccia nude . Doveva essersi quindi formato da poco . Il medico amico lo rassicurò sulla natura : “ adipoma “ e glielo tolse in quatto e quattrotto .Adipoma è probabilmente un termine con il quale si identifica un lipoma a sud di Fidenza

Dopo due anni il problema si ripresenta . Si reca nuovamente dall’ amico medico che aveva effettuato l’intervento precedente il quale chiede l’esito della biopsia dell’intervento di due anni prima. Non era adipoma ma “ fibroistiocitoma “ .

Vienne operato nuovamente e nuovamente…….

Nel 2000 si cambia specialista ma non la musica . L’oncologo consiglia un ulteriore intervento e viene fuori che la lesione si è trasformata in fibroelastoma . E’ ancora tranquillità totale essendo che la parola finisce in –oma ma non in -sarcoma .

Le cose cambiano nel 2004 perché si fa strada la diagnosi del tanto temuto “fibrosarcoma “.

Questa volta all’ intervento si associa la brachiterapia .

Dolori fisici e morali si sovrappongono . Cò nonostante il nostro eroe aveva ripreso a lavorare e così fece per 4 lunghi anni .

Nel 2008, ricominciò il calvario: il braccio era devastato, gonfio, duro .A volte un legno a volte un indesiderato compagno capace di ferire ed offendere .

Questa volta viene fatto un consulto con il Dr. Fazio, quello che allo stato attuale copre la carica di ministro della Sanità ? Forse o un omonimo .

La conclusione della visita fu : preparare la valigia e farsi catapultare sulla cupola che si vede dall’autostrada con in cima la statua di San Raffaele .

Ricominciava l’incubo. Il 14 gennaio 2008, viene operato presso l?Ospedale San Raffaele : asportazione del SARCOMA G3 e bicipite omerale. Del povero braccio rimane una braciola .

E’ qui che inizia la partita con il “ carrozziere del vivente “ . Il caso è particolare . Bisogna stabilire una strategia di gioco . Chi demolisce e chi ricostruisce ? . Quanto si toglie e quanto si lascia ? Chi si posiziona sul rovescio ? Meglio lasciare campo libero agli ortopedici sul dritto. La cosa va studiata bene e a Benedetto viene dato il permesso di tormare alla terra dei limoni ad attingere linfa vitale dalla terra generosa e ricca dell’isola .

Di li a poco gli verrà detto che anche quel poco che è rimasto attaccato all’omento deve essere rimosso e che quindi siamo vicini alla amputazione .

Sul dritto si era posizionato il Dr Camnasio . Ortopedico molto forte sul servizio ma anche sulla risposta alla battuta . Medico moderno nelle strategie ma antico nel prendersi cura dei suoi pazienti .

Il Dr. Caminasio decise che l’intervento demolitivo doveva prendere in considerazione anche la ricostruzione perché non viviamo la medicina della I° Guerra mondiale .

Per un attimo ci si chiede se questo intervento di ricostruzione rientra nei Livelli elementari di assistenza . Ma chi se ne frega . Non si può essere messi in galera in contemporaneamente due volte .

Dice il nostro eroe : “ All’inizio quando mi fu comunicato che si poteva pensare anche a ricostruire , non vi nascondo che nutrivo qualche perplessità in merito …..insomma …. io non avevo più un braccio!Ovvero avevo un groviglio di qualcosa …..ben lontano dalla forma di un braccio!.

Quel fatidico pomeriggio , finito di operare , entrò in camera Baruffaldi Preis . Si mise seduto affianco a me sul letto visibilmente provato da una probabile seduta operatoria pesante e rimase a lungo in silenzio studiando la situazione . Mi ispirava fiducia nonostante tutto quello che avevo pensato prima.

Alla fine della visita resosi conto del mio stato d’animo devastato dal dolore, dalle attese, dalla chemioterapia, dall’anestesia, da tutta la situazione si avvicinò e abbandonando l’etichetta mi chiede ad alta voce se come lui ero pronto per la grande sfida. Mi piacque questo suo modo di fare e accettai con più ottimismo!”

31 marzo 2009: GRANDE INTERVENTO. 12 ore sotto i ferri.

Viene asportata una recidiva maligna di quasi 7 cm. .

Il carrozziere riceve il testimone da una equipe di ortopedici che per 7 ore svolgono un lavoro eccezionale pulendo vasi , nervi e tendini dal bastardo .

Apre ed isola con un cicatrice ad “S” il “muscolo Gran Dorsale”, lo tunnellizza sotto l’ascella e lo porta a copertura delle strutture nobili risparmiate dagli ortopedici .

E’ da immaginare la tensione delle due equipe al momento della scopertura della medicazione a distanza di 12 ore dall’intervento .

Benedetto è tornato in Sicilia con le due braccia .

Tutto è andato bene . Il Dio della Scialitica ci ha messo del suo per fare riottenere funzione a questo “…benedetto …”braccio .

Benedetto è tornato dopo due mesi a farsi vedere da Preis con una sorpresa . No , non è una bandiera dell’Inter , bensì una cassata che riportiamo in foto. I cannoli non hanno fatto in tempo ad essere fotografati .

Benedetto vuole aggiungere una considerazione finale a questo racconto :

“Mi risvegliai farfugliando ma ero abbastanza lucido da capire e vedere che avevo ancora il braccio attaccato! Ero felicissimo .Grazie a tutti. GRAZIE PROFESSORE PREIS(…….alla Sicula ) efficientissimo CARROZZIERE DEL VIVENTE. Voglio che tutti sappiano. E vorrei che la mia storia possa servire ad altre persone. Il primo controllo e’ andato benissimo e avendo letto la storia di Maurizia e Giacomo i due ragazzi miei conterranei di Cefalù che saluto, mi sono ricordato di portare con me la cassata e i cannoli siciliani, un piccolo pensiero per l’Uomo che mi ha ridato la vita.

Cassata

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Il racconto incredibile di Flavia C, un’altra paziente in gamba

Sunday, February 8th, 2009

A CURA DI ANNA SPINELLI

Flavia C. Storia di una paziente in gamba: “Non capivo nulla della sofferenza. Ora non capisco nulla per la felicità…..”

La storia che la Redazione ha raccolto questo mese ha davvero dell’incredibile e a raccontarci la propria esperienza sarà proprio lei, la protagonista, Flavia, una simpatica signora di Uboldo (Varese) attualmente ricoverata all’Ospedale San Raffaele del Monte Tabor di Milano.
La signora Flavia  mi accoglie con calore ed esordisce: -Cara, tu mi vedi cosi, adesso. Ma sono stata davvero male, sai! Lo scorso mese di giugno mi sono sottoposta su consiglio del medico ad una visita cardiologica di routine con ECG,  in provincia di Varese. Per me si trattava di un semplice controllo per cercare di contrastare una piccola forma d’asma che mi toglieva il respiro. E invece, dopo 8 giorni,  mi ritrovai ricoverata in ospedale dove fui sottoposta ad una CORONOGRAFIA  e a vari esami clinici.
L’esito fu inaspettatamente doloroso per me . Mi comunicarono senza mezzi termini che dovevo sottopormi all’intervento di quattro by-pass. Per fortuna sono una persona molto credente e la fede e le incessanti preghiere mi hanno  dato la forza di superare questo ostacolo .
L’intervento doveva essere fatto in un altro nosocomio; fui trasportata al San Raffaele a Milano. Era il 23 Giugno del 2008. Intervento perfettamente riuscito. Pochi giorni dopo venni trasferita nuovamente nell’ospedale della provincia di Varese per la riabilitazione.
Purtroppo nei giorni seguenti avvertivo un certo malessere generale. Per 17 giorni ebbi febbre alta e iniziai ad avvertire e a vedere coi miei occhi che dalla ferita nel petto c’era tanto pus. Arrivò il giorno in cui era prevista la visita di controllo al San Raffaele. Stavo molto male.
C’era una grave complicanza, mi dissero. Mi operarono nuovamente: fu sollevata completamente la cute del petto e vennero applicati 7 drenaggi. Quando mi svegliai pensavo di essere arrivata in Paradiso. In realtà con mia grande soddisfazione, capii che ero arrivata in reparto. Ma continuavo a stare male.
Nel mio petto una grossa voragine. Il pus aveva intaccato anche le ossa.
La mia dottoressa un giorno mi avvertii che sarebbe venuto un altro medico, molto bravo e preparato che mi avrebbe visitata. Ecco l’incontro con il professore BARUFFALDI PREIS.
- Non mi sarei mai aspettata un persona  di così tanta esperienza medica; una persona positiva. Insomma, fa sempre piacere in certi momenti vedere uno spiraglio di luce. Non appena il Professore Preis vide la grossa voragine, uno squarcio nel mio petto, decise di operarmi. Ma non prima di parlare in privato con i miei parenti. Il Professore BARUFFALDI PREIS FU CHIARO NELLA SPIEGAZIONE  CHE NEI CASI COME IL MIO, L’INTERVENTO CHIRURGICO POTEVA ESSERE DETERMINANTE SIA NEL BENE CHE NEL MALE. PURTROPPO PER ME, ASPETTARE ANCORA VOLEVA DIRE ESSERE DETERMINANTE SOLO NEL MALE. Non avevo altra scelta.
La Signora Flavia è molto emozionata e a tratti si e’ fermata per respirare profondamente. L’emozione e’ chiara nei suoi occhi.
Con Ottobre arrivò il giorno dell’intervento. Ero in condizioni critiche ma sapevo che avremmo vinto il male cattivo. Ero in mani sicure e fui felice di addormentarmi.-
Professore  Preis: -E’ STATO SMONTATO LO STERNO,  RIPULITI I TESSUTI DALLA INFEZIONE E RUOTATI AL CENTRO I DUE MUSCOLI PETTORALI-
Flavia:- quando mi svegliai notai con stupore che i sette drenaggi erano stati rimossi. Mi informarono  subito che la voragine nel mio petto non c’era più  e che ERA STATO ESEGUITO UN DELICATISSIMO INTERVENTO DI CHIRURGIA PLASTICA E RICOSTRUTTIVA. Un lembo di pelle era stato asportato dalla coscia e utilizzato per abbellire il tutto esternamente.
A questo punto la Signora Flavia mi fa vedere cosa e’ rimasto di quell’intervento:
UN CEROTTO  PER TENERE FERMA LA VAC ASPIRANTE (DRENAGGIO), UNA BANALE CICATRICE PULITA QUASI INVISIBILE. E SULLA  COSCIA  UNA MACCHIA ROSEA  COME SE AVESSE “GRATTATO”CONTRO UN MURO.
-Dopo la camera iperbarica, ero felice! Felice di trascorrere il Natale in ospedale in compagnia delle persone più care al San Raffaele! SINO AD ORA NON CAPIVO NULLA DELLA SOFFERENZA. ORA NON CAPISCO PIU’ NULLA PER LA FELICITA’!-Ora aspetto di andare a casa però!-
E aggiunge:- Vorrei ringraziare pubblicamente tutti . I lettori devono sapere che ci sono uomini di buona volontà. Grazie al terzo piano del settore Q, grazie a medici, operatori sanitari, grazie a Don Martino, alle suore , a mio marito Pino che mi e’ stato accanto tutti i giorni ma soprattutto un doveroso grazie al professor Preis dal profondo del mio cuore guarito che ha salvato la mia vita.-
Poi, raggiunta dal marito, mi dice che stanno festeggiando il 50° anniversario di matrimonio e che appena possibile partiranno in crociera per la luna di miele.  Sorridiamo  e ci salutiamo felici per questa bella vittoria:  Tanti auguri agli sposi, tanta serenità e ……… tanta salute!!!!

Grazie ad un angioletto goloso con lo zainetto rosso

Wednesday, September 3rd, 2008

A CURA DI ANNA SPINELLI

Storia di Giacomo e Maurizia, due pazienti in gamba, anzi ingambissima

Cari lettori, la storia di questo mese è un fatto di cronaca, per fortuna finita bene, che ha visto come protagonisti due giovanissimi fidanzatini di Cefalù: Giacomo e Maurizia. Prima dell’intervista ambedue hanno tenuto a precisare che questa che racconteranno sarà solo la prima parte della storia e leggendo capirete il perchè.
Ecco quanto accaduto.

Giacomo:- Il 21 settembre 2007 io e Maurizia ci stavamo recando a bordo della nostra moto Honda Hornet in una località marina che si chiama Campofelice vicino a Cefalù dove viviamo ambedue con le nostre rispettive famiglie. Desideravamo trascorrere una bella serata in compagnia di amici cari.
Tutto ciò alle ore 22.30, noi in moto davanti ai nostri amici in macchina.

Maurizia:- Non siamo mai stati ragazzi “smanettoni” in moto, andavamo piano; da brava motociclista trasportata, io avevo la faccia appoggiata alla spalla di Giacomo e guardavo immobile il paesaggio. Non mi sono accorta di nulla.-
Giacomo:-non so come ma ad un certo punto mi sono visto i fari di una macchina puntati addosso ad altissima velocità. Era un proiettile impazzito. Ci avrebbe ammazzati. Un botto infernale. Dell’impatto ricordo quasi tutto. Non ci crederai,- aggiunge- ma dopo aver sentito la voce di Maurizia che ha risposto in maniera decisa al mio richiamo, mi sentivo felice. Felice che entrambi eravamo ancora vivi.
Qualche minuto dopo l’impatto sentii le voci dei nostri amici che prestavano soccorso all’autista della macchina ,ancora ignari che prima che andasse a sbattere avesse investito frontalmente noi. A fatica catturammo la loro attenzione. Sentivo male, formicolii . Eravamo in un luogo difficile da raggiungere,tra spini e cespugli. Arrivarono le ambulanze del 118 ero lucido. In ospedale mi sottoposero a tutti gli esami e successivamente a coma farmacologico e mi portarono dritto in sala di rianimazione. E fu un “bene” perché subii interventi multipli: dovettero ricucirmi alla svelta perché perdevo troppo sangue. Rimasi in stato di incoscienza per ben 3 giorni.-

Maurizia:- La sensazione che sperimentammo durante l’impatto fu quella di essere stati presi in braccio da qualcuno invisibile e posati sul pavimento. –
(sia Maurizia che Giacomo pur non avendo comunicato tra loro nei giorni seguenti avevano raccontato la stessa sensazione di “caduta ovattata” a medici e parenti).

Maurizia:- Avevamo fratture multiple: femore, ginocchio, tibia….ci avevano applicato un fissatore esterno: da quel momento ci rendemmo conto che era iniziata per noi una brutta avventura dalla quale dovevamo venirne fuori al più presto sostenendoci a vicenda. I primi due mesi furono sicuramente i più difficili perchè trascorsi completamente in ospedale.
Le nostre giornate erano scandite da visite, medicazioni, colazione , pranzo , cena, camomille e visite parenti. Un vero incubo. Avevamo vent’anni e volevamo indietro la nostra vita. Perché un uomo ubriaco alla guida doveva ridurci così?-

Giacomo: In ospedale ci comunicarono che doveva venire a visitarci un Professore , Baruffaldi Preis, Primario di Chirurgia Plastica a Milano per valutare i danni subiti e a “rattopparci” in qualche modo la pelle ….
Ero felice di udire ciò perché eravamo davvero combinati male.

Una domenica di ottobre, giorno come tanti altri scanditi da antidolorifici,ci comunicarono che in giornata sarebbe passato questo Professore Preis . Sia io che Maurizia eravamo davvero ansiosi di incontrarlo. Arrivò la nostra equipe medica con l’aggiunta di due “figure professionali” di incognita entità e ci visitarono ben bene. Uno in particolare era alquanto singolare: simpatico e aveva uno zainetto rosso sulle spalle, un po’ naif. Mi feci coraggio e quasi con disappunto chiesi che fine avesse fatto il professore che aspettavamo con ansia …… ebbene, con tanto stupore scoprimmo che Prof. Preis era proprio Mr. Zainetto rosso! Mi sarei aspettato sicuramente un omone, un po’ azzeccagarbugli e invece ci si parò davanti a noi un simpaticissimo esemplare umano !.
Mi lanciai oltre. Se era di Milano, pensai, doveva per forza essere Milanista come me! ero felicissimo. Esternai la soddisfazione ma fui informato gelidamente che il Prof. Preis è Interista e che dopo la mia sfortunata e azzardata dichiarazione stava seriamente prendendo in considerazione l’idea se operarmi o meno.. In quel frangente mi resi conto che rischiai seriamente …… la pelle!
Ma ci fu un angelo custode che seppe addolcire l’ambiente e l’animo di Zainetto rosso: I dolci siciliani!
In pochi minuti si organizzarono e prepararono la sala operatoria. Io e Maurizia fummo operati. Lembi di pelle staccati e ricuciti con una tale abilità! E il golosissimo, prof Preis si rifocillava con cannoli e cassatine tra un intervento e l’altro. Ci siamo sentiti in buone mani.
Zainetto rosso se ne tornò a Milano la sera stessa. Noi migliorammo e trascorremmo come desiderato le vacanze di Natale a casa sino a Febbraio 2008 giorno in cui a Maurizia fu applicata una placca all’altezza del ginocchio. Certo, non stiamo ancora bene ma speriamo nel futuro.
Giacomo: Qualche settimana fa abbiamo incontrato nuovamente il prof. Preis accompagnato da sua moglie proprio qui a Cefalù. Uno spasso. Persino a tavola riesce a gestire con abilità i commensali come un buon chirurgo sa fare con la propria equipe….solo primo piatto e dolci a volontà per tutti! Il secondo , no, perchè ingrassa! Io e Maurizia ridevamo come matti.-

La vitalità e semplicità d’animo di questi due ragazzi hanno catturato il mio cuore e mentre auguravo loro ogni sorta di bene e fortuna, Maurizia mi ha interrotto con :
-Augurateci che vada bene il prossimo intervento con il Prof Preis in programma tra settembre e ottobre; poi vogliamo recuperare la nostra “articolarità” essere autonomi a livello funzionale senza chiedere aiuto a nessuno .-

Sono sicura che molti dei nostri lettori augureranno loro molto di più: Una vita spensierata , la fine degli studi in Economia e Commercio di Giacomo e di Biologia per Maurizia, una brillante carriera e, perché non osare di più: una moto nuova verso nuove avventure!
Ci salutiamo calorosamente con chiassose risate e battute tra ragazzacci.

Ma Cosa conteneva lo zainetto rosso? Ce lo spiega lui, il Pirata Preis:- In quello zainetto rosso c’era un dermotomo ,del peso di 12 Kg compresi accessori , ad aria compressa, necessario a prelevare la cute da innestare sulle zone massacrate che mi ero portato da Milano perché non ce ne era uno a Cefalù ( ai tempi , adesso ci dovrebbe essere ).
Perché zainetto e non valigia ?
Perché quando sono andato all’aeroporto , ovviamente ci sono andato in moto e non potevo mettermi una valigia sulle spalle.
Comunque di molta soddisfazione entrare con 12 Kg di ferri chirurgici in aereo con ovviamente tutti i permessi ma facendo impazzire tutti i metal detector-

A presto Maurizia e Giacomo. Dopo l’intervento ci risentiremo con le vostre belle novità!

Arcangelo B.: storia di un paziente in gamba: “Voglio accompagnare mia figlia all’altare”

Sunday, July 20th, 2008

A CURA DI ANNA SPINELLI

La storia del Signor Arcangelo B. mi ha davvero tolto il respiro e non nascondo di essermi a tratti commossa. Spero di riuscire a trasmettere, almeno in parte la grinta, la forza e la tenacia  di questo simpatico signore del Sud che si è guadagnato uno spazio speciale nel Blog del Carrozziere del Vivente.

“Il mio calvario iniziò quattro anni fa, io ora, ho 63 anni. In un giorno infausto mi ritrovai a “tu per  tu” con un nodulo che scoprimmo , successivamente , essere  maligno, in prossimità del collo e della tiroide. Immediatamente fui ricoverato per accertamenti e operato di conseguenza  in un ospedale vicino a Pisticci, mia terra natale dove vivo tutt’ora con  Anna, mia moglie. Mi sottoposi a radioterapia  all’Ospedale di San Giovanni Rotondo ma la tregua non durò a lungo. Altri noduli, infatti, si riformarono nell’area della cervicale ; fui nuovamente sottoposto ad intervento chirurgico subendo uno svuotamento dei noduli cervicali nel lato destro. Nonostante tutto, promisi a me stesso di farmi forza e di non cedere allo sconforto.
Nell’anno 2007 convinto di partire alla volta della Spagna per incontrare mia figlia, mi ritrovai, invece nuovamente ricoverato in un altro ospedale in pessime condizioni  generali. Mi venne diagnosticato un tumore al polmone. Tra l’incredulità  e lo sconcerto, decisi con mia moglie di andare in una struttura del Nord Italia . Essendo , io, un volontario dell’AVIS da oltre trent’anni, mi informai quale potesse essere la struttura migliore per il mio caso. Si partii alla volta dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
In questa occasione fui seguito dal Dr. Russo il quale mi consigliò  chemioterapia e un “vaccino biologico”. Quando sembrava che si fosse sistemato tutto, mi si formarono altri noduli sulla testa. La diagnosi fu tremenda: melanoma del cuoio capelluto. Mi feci forza  e fui sottoposto nuovamente ad intervento chirurgico con esito positivo.  Il dr. Russo, proprio durante il ricovero all’Ospedale San Raffaele , mi  parlò di un consulto col Professore Baruffaldi Preis affiche’ potesse verificare  personalmente la possibilità di un intervento di Ricostruzione del cuoio capelluto. A me sembrava più fantascienza che scienza. Comunque accettai di buon grado l’interesse di questo bravo Medico.

A questo punto del racconto il Signor Arcangelo, cambia tono ed e’ tra l’emozionato e il divertito. Ecco l’incontro con il Dr. Baruffaldi Preis:
-Sia io che mia moglie Anna , fummo colpiti subito dalla personalità di questo dottore: il suo sorriso era speciale, la sua gentilezza era speciale. Ci conquistò subito.-  Aggiunge- Si ricordi, signorina ,  che il farmaco è utile al 40% , il resto lo fa il medico! Ebbene,questo dottore così simpatico decise di operarmi  all’Istituto Galeazzi  il giorno 29 Giugno 2008. Ieri, 16 Luglio la medicazione con visita di controllo. Lo sa, non mi pesa percorrere i 1000 km. che separano Pisticci da Milano in treno. Quello che ho sopportato è stato più difficile. E sono contento, la visita è andata molto bene. La ferita a detta dello specialista è  “bella e asciutta”-
Alla mia richiesta se avesse avuto paura nei momenti più difficili  ha risposto con determinazione: -  Non ho mai avuto paura. Avere paura significa avere minori chance di superare brillantemente il problema. Infondo, ero in mani sicure. Ho persino un bel ricordo della sala operatoria: mentre mi stavano narcotizzando, il Professor Preis mi venne incontro salutandomi e stringendomi la mano. Dovrebbero esserci piu’ medici come lui. La sanità funzionerebbe meglio.-
Ci salutiamo scambiando quattro battute e alla mia ultima domanda circa i suoi futuri progetti risponde: -
Beh, voglio portare mia figlia all’altare, lo sa, il 2 agosto si sposa! Poi vorrei continuare a fare opere di volontariato e spero tanto di stare bene in salute grazie anche a quel gran simpaticone del Prof. Preis e soprattutto mi auguro di non essere mai più svegliato alle ore 6.15 del mattino dal suddetto professore per la medicazione quotidiana! Madonna che tipo!Ora sto finalmente bene. Certo un po’ stanco per tutti gli interventi chirurgici che ho subito, un po’ debilitato , è normale. Anzi le dico un piccolo segreto. Stamattina, ho spiato la ferita: ed è proprio bella e asciutta!-Ridiamo complici  per questo piccolo “segreto”.

Tanti auguri di cuore  Signor Arcangelo! A lei e alla sua famiglia e….buona marcia nuziale dalla redazione Preisurgery!!!!

Flavio L.: la storia del primo paziente “in gamba”

Tuesday, March 18th, 2008

A CURA DI ANNA SPINELLI

Vengo accolta dal Signor Flavio L., in una bella agenzia viaggi che sa di mare, storie e profumi speziati tipici dell’estremo oriente e da un bel sorriso che accompagnerà la nostra chiacchierata. Essendo la prima intervista della “Redazione Preis”, mi mette subito a mio agio con un bel bicchiere di succo d’ananas ghiacciato e fetta di torta e parliamo della passione comune per la motocicletta e di escursioni in montagna……

Ma ora la parola passa al protagonista. Ecco la Storia di un “Paziente in gamba”!

Nel gennaio del 2000, rientrando a casa dal lavoro, fui investito da un pirata della strada in prossimità di un semaforo. Purtroppo non ricordo nulla di quei momenti perché ero in stato di incoscienza totale.

Mi risvegliai al Niguarda e con incredulità appresi dal medico che dopo gli esami del caso già effettuati,con ogni probabilità si doveva procedere con l’amputazione del piede. La mia reazione fu molto insistente nei confronti del medico affinché rivedesse la sua terribile diagnosi. .Non ci potevo credere:accadeva proprio a me. In una sera come tante altre, al solito semaforo, come tante sere, sulla mia amata motocicletta, compagna di tante avventure.

L’ortopedico in questione mi garantì che avrebbe fatto il possibile per impedire la tanto temuta amputazione.Mi trasportarono in sala operatoria con tanta speranza e fiducia nel cuore.

Il piede mi venne completamente riattaccato ad eccezion fatta di due ossa che vennero recuperate sull’asfalto in “ritardo”, da mio figlio, il giorno seguente. I mesi che seguirono furono scanditi dalle sedute in camera iperbarica in un’altra struttura, medicazioni e visite dei parenti in ospedale.

A tre mesi dall’accaduto, seppur a situazione ritenuta “stabile” presentavo una ferita aperta e un “buco”nel piede non indifferente. La natura doveva fare il suo corso mi venne detto.Fui dimesso.

In questo lungo periodo mi sono attenuto scrupolosamente a tutto ciò che mi veniva prescritto da medici. Io mi sottoponevo a una riabilitazione quotidiana studiata da me medesimo:ero soddisfatto dai risultati.

In accordo con un altro medico del nosocomio, in occasione di una medicazione, mi venne proposto un altro ricovero , l’innesto di un lembo di pelle in coltura e una visita con un certo Dr.Preis che si occupa dei “grandi ustionati” al Niguarda.

Non diedi molta importanza a quest’ultimo consiglio. Ma la fortuna venne in mio soccorso ancora una volta.

Durante l’ennesima medicazione e relativa chiacchierata con l’infermiera, entrò in sala medicazione un Medico deciso e sorridente che volse lo sguardo, di sfuggita, al mio piede.Capisco che si tratta del Dr. Preis consigliatomi dal mio medico qualche settimana prima grazie al suo badge appeso sul taschino del camice . Insisto per una visita.Egli è di corsa e super impegnato. Ma la spunto io,ancora una volta. Il dottore sorridente decise studiare il mio caso in tempi brevissimi.

Propone il CROSS-LEGS (*copertura della superfice anteriore della gamba e piede con un lembo proveniente dalla superfice posteriore dell’altra gamba).

Fine Aprile 2000, il mio piede viene “ripulito e preparato a questo strano intervento che mi costrinse a gambe incrociate. In termine tecnico ero “legato”.

Il Dottor Preis, in quei giorni rassegnò con mio dispiacere e non solo mio, le dimissioni, dal suddetto ospedale e di conseguenza, sapevo che le mie povere gambe non l’avrebbero più rivisto…certo, mi affidò ai suoi bravissimi colleghi ma, devo ammettere che in sue mani mi sentivo più tranquillo.Soprattutto nel momento dell’imminente “slegatura”.Ma sottovalutai l’intraprendenza e l’umanità di questo medico. Mi veniva a trovare in reparto da normale cittadino in visita e mi medicava tutte le sere. Un po’ bizzarro, è vero, ma che sospiro di sollievo!

Il 2 maggio 2000,dimissionario anche io dal Niguarda,alle ore 8 del mattino facevo mio ingresso trionfale nel reparto di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Ospedale Galeazzi; PRIMARIO: FRANZ W. BARUFFALDI PREIS.

Nei giorni a seguire le gambe vennero “liberate”, il piede rimodellato, la mia tenacia fece tutto il resto.

Mi sento miracolato,non posso negarlo. Ora rivivo la mia vita con uno spirito di rivalsa indescrivibili, sono ancora più ottimista. Lavoro,indossa scarpe normali e stringate, guido la macchina, la mia nuova Honda Transalp, vado in barca a vela alla ricerca di nuovi orizzonti e nuove avventure.