Archive for the ‘Etica sanitaria’ Category

Pubblicità in Sanità: un vademecum per difendersi

Saturday, April 5th, 2008

Vorrei creare un piccolo “Vademecum “ su come interpretare i messaggi pubblicitari in Sanità.

Non voglio parlarvi di regole e non voglio stabilire cosa sia etico e cosa non lo sia . Vi ricordo solo come fino a pochi anni fa per scrivere banalmente il proprio nome + specializzazione + indirizzo sulle “Pagine Gialle “ ci volesse il permesso dell’Ordine dei Medici che doveva verificare le dimensioni del carattere .Oggi si leggono intere pagine del Corriere della Sera dedicate a macchine con effetto lifting e lo sponsor dell’ora esatta di Canale 5 è un Centro di Chirurgia estetica in cui entri anonima ed esci top model . Tengo a precisare che non critico la chiassosità del messaggio pubblicitario ,anzi sono d’accordo nell’ appoggiare la libertà di pubblicità per un paese libero in cui io come il Signor Coca Cola si possa avere pari opportunità per farci conoscere .

Lo stesso Prof. U.Veronesi che stimo moltissimo si fa pubblicità mentre consiglia di comprare l’Enciclopedia Medica inserto della Gazzetta dello Sport . Vederlo abbinato alla Gazzetta permette da un lato di vendere molte più copie dell’inserto , dall’altro vieen mantenuta viva l’immagine di questo grande chirurgo nella testa della gente . Ben venga .

Il Prof. Veronesi è sicuramente il medico più conosciuto all’estero , una mente , un grande organizzatore ,per noi chirurghi ha avuto soprattutto il merito di inventare la quadrantectomia .

Il suo personaggio, per chi non ricorda queste cose, è giusto che venga enfatizzato anche utilizzando la Gazzetta rosa .

Da ciò ne trae beneficio la struttura in cui lavora , le fondazioni che fanno capo alla patologia di cui si occupa (tumori )e tutte le persone che gravitano attorno alla sua attività che sicuramente si è mantenuta ad alti livelli indipendentemente dalla pubblicità.

Sarebbe diverso se utilizzasse il volto di un grande medico per vendere pillole miracolose che fanno dimagrire di giorno e fanno crescere i capelli di notte . Io non approvo chi racconta bugie ciclopiche e commette illeciti riconducibili al grande capitolo della “concorrenza sleale” .

 

10 esempi di messaggio promozionale “sofisticato “ da riconoscere per evitare sorprese:

 1) Nuova tecnica per perdere 10 anni dal viso in pochi minuti .

In medicina viene scoperta una cosa nuova ogni 10 anni . E’ difficile che di punto in bianco compaia un esperto in “ Aaging “ che possiede uno strumento che manda in pensione secoli di tentativi farmacologici e chirugici .

2)Nuove protesi mammarie eterne .

Si tratta di protesi Highlanders .Indeteriorabili nei secoli . Di solito chi propone questo tipo di protesi tratta con commiserazione i colleghi che utilizzano impianti protesici che debbono essere rimossi ogni 12-14 anni . Sarebbe bello avere pneumatici fatti dello stesso materiale .

3)Punture miracolose che evitano ginnastica , dieta e liposuzione . Con 12 sedute si perde fino a 10 cm di circonferenza .

Di solito alla 12ma seduta o lo specialista scompare o il centimetro viene modificato nella distanza tra le tacchette dei millimetri .

4)Siti internet che richiamano ai canoni della bellezza facendo vedere fotomodelle meravigliose .

Si gioca sul malinteso che chi vede quelle curve sinuose pensa che quello sia il risultato ottenuto dal chirurgo . In realtà la modella è ben pagata per dare questa impressione ma nella sua vita non ha mai incontrato il chirurgo .

5) Curriculum in cui si fa riferimento a specialità in chirurgia estetica .

Nei siti spesso vengono riportate tra le esperienze del medico strane specializzazioni ottenute all’estero . Queste fanno molta presa sugli esterofili . Nella maggioranza dei casi chi riporta questi titoli non è riuscito ad ottenere la specializzazione in Chirurgia Plastica in Italia . Tanto di cappello a chi si è specializzato in Europa o addirittura in America , ma voglio ricordare che non esiste la specializzazione in chirurgia estetica .

 6)Ambulatori in cui le pareti delle sale d’attesa sono tappezzate da certificati di partecipazioni a congressi .

Ammetto di avere fatto lo stesso all’inizio della mia carriera . Mi sembrava un punto di merito andare a tutti i possibili corsi d’aggiornamento . Oggi i medici sono obbligati a partecipare ad un numero di Corsi-Congressi che gli facciano accumulare punti E.C.M. . Lo richiede il Ministero della Salute . Inoltre non c’è nessun merito a partecipare ad un Congresso. Basta pagare .

 7)Cataloghi di interventi chirurgici con pre e post improbabili .

Quando nella prima visita vengono mostrati solo casi molto belli e non si parla di possibili complicanze o insuccessi , il messaggio è da considerarsi poco veritiero . Va bene fare vedere di cosa si è capaci , ma nessuno è infallibile .Molte immagini risultano facilmente correggibili con programmi di grafica , nello stesso modo in cui vengono corretti i corpi dei calendari .

 8)Simulazioni utilizzate per convincere il paziente a sottoporti ad intervento .

In AmErica hanno capito che questo strumento è di grande effetto sul paziente . Sono stati prodotti hardware e software molto sofisticati e tecnologici . Io uso il computer per fare vedere cosa vorrei ottenere attraverso una rinoplastica ma specifico sempre che quello non sarà il risultato definitivo ma quello che ho io nella testa.

 9) Blog generici in cui appare con frequenza periodica una lettera dedicata allo stesso chirurgo .

Sono fin tropo evidenti le lettere scritte dalla fidanzata del chirurgo che si spaccia per paziente entusiasta. Servono soprattutto per fare avanzare il nome del chirurgo su motori di ricerca . Per fortuna a questo amo abboccano in pochi .

 10)Comparse su riviste o programmi televisivi a commento di fatti di cronaca o di notizie in qualità di superesperti della materia .

Quando disgraziatamente i mass media riportano un incidente in chirurgia estetica , le televisioni intervistano un chirurgo che ovviamente dal pubblico viene considerato il massimo esperto della materia . Nella maggioranza dei casi il soggetto non è al corrente di cosa sia realmente accaduto e il messaggio dovrà risultare quello di fare le cose sempre con estrema sicurezza e prudenza ( come succede nella struttura i cui lavora lui ) .  

Per chi ci etichetta come specialisti di seni e sederi

Wednesday, December 5th, 2007

Nella struttura in cui lavoro, tra i vari distretti corporei, mi sono dedicato alla ricostruzione dell’arto inferiore. L’ambiente si presta a questo tipo di ricostruzione perché è affollato da ortopedici.

Nella bacheca di fronte al mio studio, che rappresenta l’unico strumento di promozione in mio possesso, è diventata consuetudine dedicare uno spazio alla foto del paziente del mese. Si intitola: “Gente in gamba”. Spesso si tratta di soggetti recuperati da altri ospedali, a volte anche a rischio di amputazione.

L’attuale protagonista è un simpatico camionista portoghese vittima di un grave incidente stradale, che ho visitato quando ormai gli avevano già amputato una gamba ma che era a rischio dell’amputazione di quella rimasta. Dopo un mese di medicazioni, bonifiche, lembi, fissatori esterni ed innesti ho avuto la soddisfazione di rimandarlo al suo paese con la gamba funzionante.

Il mio reparto fatto di quattro letti, composto da un organico impensabile per un’equivalente struttura pubblica, con uno strumentario spesso integrato da casa, in 7 anni è diventato un punto di riferimento anche per la cura di patologie del distretto orbito-palpebrale.

In particolare in collaborazione con il reparto di Oculistica pediatrica dell’Ospedale di Niguarda si è creato un centro di riferimento per la cura delle ptosi palpebrali. Si tratta ovviamente di una iniziativa “No profit”. Tale iniziativa legata alla buona volontà dei singoli e non supportata dalle istituzioni rappresenta una di quelle missioni che è giusto che il medico faccia senza chiedere applausi. Ciò nonostante deve essere presentata quando si identifica il chirurgo plastico come lo specialista di “seni e sederi”. Io mi sono dedicato a diverse missioni, ne sono fiero e raramente me ne vanto. Le tiro fuori solo quando risulta necessario fare comprendere che la figura del chirurgo plastico non è quella “Gossip” coinvolta nei festini a base di tossina botulinica.

Per il mio impegno professionale ultimamente sono stato scelto come consulente per le problematiche ricostruttive dall’Ospedale più grande del nord Italia. Questo mi ha dato molta soddisfazione. Ci sono arrivato senza sponsor . Non bravo io ma bravi loro che per una volta andando controcorrente hanno fatto una scelta meritocratica.

Strutture pubbliche e private dopo la Riforma Bindi

Friday, October 19th, 2007

Io non volevo partire rifacendomi al giuramento di Ippocrate, perchè la sua osservazione non faceva già parte dei doveri del medico quando mi sono laureato nell’85. Ma il Professore con il quale ha discusso la tesi me ne regalò una copia esortandomi lo stesso a seguirlo per i sani principi ai quali mi sarei potuto ispirare, e così ho fatto. Attenermi al giuramento mi è risultato per alcuni aspetti facile rispetto, ad esempio, ai colleghi ginecologi penalizzati nel principio di non provocare la morte dalla legge sull’interruzione di gravidanza. Più articolato, per non dire faticoso, è stato agire sempre con lo scopo di migliorare le condizioni fisiche del mio paziente applicando tecniche chirurgiche e terapie mediche frutto di studio e di ricerca.

Quando ciò non risultava sufficiente mi sono impegnato a sviluppare nuove procedure, nuovi materiali e nuovi strumentari con lo scopo di migliorare la qualità del servizio messo a disposizione del mio prossimo. Il riscontro morale è stato altissimo, quello economico mi ha permesso di vivere bene soprattuto grazie alla mia attività privata. Sono stato un ospedaliero convinto fino alla riforma del sistema sanitario pensata dal Ministro Rosy Bindi. Questa riforma è risultata particolarmente penalizzante per il chirurgo che desidera fare carriera perché lo obbliga a svolgere tutta la sua attività, anche quella privata, all’interno di strutture pubbliche. Le strutture pubbliche, ottenuto questo rapporto esclusivo, avrebbero dovuto adeguarsi in modo da garantire una qualità di servizio corrispondente a quella che un chirurgo ottiene rivolgendosi ad ambulatori e cliniche private. A distanza di 8 anni dall’entrata in vigore della riforma la maggioranza dei chirurghi che lavorano nel pubblico, per svolgere la loro attività privata, sono obbligati a frequentare cliniche al di fuori dell’ospedale perchè le strutture all’interno non sono state adeguate. Paradossalmente le strutture private che hanno firmato convenzioni con il pubblico per permettere ai chirurghi di svolgere la loro attività sono spesso le stesse che venivano utilizzate prima della riforma. Qualcuno vede in tutto ciò un qualche vantaggio per il medico? Qualcuno vede in tutto ciò qualche vantaggio per il paziente?

La conseguenza è stata che molti chirurghi plastici hanno abbandonato l’ospedale optando per la sola libera professione e che diversi ospedali hanno ridotto i posti letto destinati alla chirurgia plastica o addirittura chiuso dei reparti. L’abbandono dell’Ospedale per il chirurgo plastico ovviamente limita il campo d’azione alla sola chirurgia estetica perché i grossi interventi ricostruttivi prevedono strutture complesse, collaborazione con altri specialisti, a volte l’assistenza di una terapia intensiva.

Nel post riforma Bindi, dopo avere passato 15 anni di ospedale duro, forse per una questione caratteriale, non me la sono sentita di abbandonare l’aspetto ricostruttivo funzionale della mia specialità. Alla prima occasione che mi si è presentata mi sono reso disponibile per dirigere un reparto privato convenzionato che aveva bisogno di un responsabile.

Si trattava ovviamente di un’esperienza nuova soprattutto per quanto riguarda l’aspetto burocratico-organizzativo.

Rispetto all’esperienza ospedaliera, i 7 anni passati nella struttura privata convenzionata non si è perso , semmai si è un poco modernizzato.

Il padre dei chirurghi plastici nel 1597 scriveva : “Restauriamo e rendiamo funzionanti quelle parti che la natura o la sfortuna hanno portato via non tanto per deliziare l’occhio ma per elevare lo spirito degli afflitti“. Si passa da Ippocrate a Gaspare Tagliacozzi.

Paradossalmente questa frase l’ho trovata scritta in inglese diversi anni fa perchè è più diffusa e sentita tra i colleghi oltre oceano che tra quelli italiani .

L’ho tradotta liberamente, ma ci credo a tal punto da tenermela da anni nel portafoglio assieme alle cose più care.

Ecco le confessioni di un Pirata

Thursday, October 11th, 2007

Saluto il Giornalista Giuseppe Sturlese Tosi e lo ringrazio per avermi definito “Pirata” .Non ho niente a che fare con Pantani . Non sono neanche bravo a pedalare .
Quando opero però metto una cuffietta che può sembrare una bandana da pirata .
In qualità di Pirata quest’anno ho dedicato 15 giorni di agosto a ricostruire decubiti (ulcere della pelle causate da lunghi allettamenti ) in pazienti sofferenti , a ricostruire gambe in motociclisti sfortunati , a chiudere toraci in anziani operati di bypass con gravi complicanze infettive. Ho chiuso anche una fistola della teca cranica di un Signore albanese che rischiava la meningite . Il bottino del pirata è stato ingente . Diciamo che fa parte di quel capitolo della mia vita dedicato al volontariato .

Per contro avendo la responsabilità di uno di quei famosi reparti della “Clinica della truffa “ e dovendo garantire la copertura della reperibilità del pronto soccorso pago da 3 anni personalmente un assistente perché la struttura non è in grado di darmene più di due . Ci sono Ospedali pubblici che hanno un organico di 7-9 aiuti e sicuramente il primario non deve venire incontro ai problemi economici dell’Ente .Sono 7-9 stipendi contro i 3 che vengono elargiti all’organico del mio reparto per svolgere le stesse attività . Se gli sono sfuggiti , esorto Sturlese Tosi a chiamarmi e glieli posso segnare sulla cartina della Lombardia . Individuate le strutture possiamo poi passare alla produttività .

A luglio ho comprato degli strumenti per la struttura . Sono 4 anni che non riesco a farmeli fornire ufficialmente . Alcuni li ho avuti facendo lezione a destra e sinistra . Altri scrivendo lavori per ditte farmaceutiche . Altre forniture sono arrivate grazie al fatto che ho disegnato ferri chirurgici per la MEDICON di Tuttlingen , ma è sempre una lotta . Due mesi fa mi hanno rubato un detrattore da mammella . Non me l’hanno mai sostituito . Chiedo aiuto a Sturlese Tosi ! Mi faccia sapere quale vascello dovrò abbordare per garantirmi lo strumentario per il 2008.