Archive for the ‘Chirurgia e distretti corporali’ Category

Laura Galli lascia il Galeazzi. Il Giorno parla del Prof

Tuesday, August 25th, 2009

Laura Galli, gravemente ferita durante l’incidente di Viareggio e affidata al nostro Prof, lascia l’Ospedale Galeazzi. Ne dà voce Il Giorno, in un articolo del 22 agosto che vi riproponiamo, scusandoci per la qualità non elevatissima:

Articolo del Giorno

Sopravvissuti a Viareggio: Il Tirreno Versilia parla del Prof

Sunday, August 9th, 2009

A questo link potete trovare l’articolo pubblicato su Il Tirreno Versilia mercoledì 5 agosto. L’oggetto del pezzo è la storia di Laura Galli, sopravvissuta all’incidente di Viareggio e - adesso - curata dal Dott. Franz Baruffaldi Preis.

Buona lettura!

Benedetto: un paziente davvero in gamba (anzi, in braccio)

Saturday, July 18th, 2009

A CURA DI ANNA SPINELLI

52 anni, carico di energia, Palermitano, ma vicino anche lui ad un motto particolarmente Lombardo : “ Non mollare mai !“ .

Nel 1996 mentre guidava ,di ritorno da un viaggio di lavoro, con una camicia a mezze maniche nota un nodulo sul braccio sinistro . Non si era mai accorto di questa formazione nonostante guidasse di regola a braccia nude . Doveva essersi quindi formato da poco . Il medico amico lo rassicurò sulla natura : “ adipoma “ e glielo tolse in quatto e quattrotto .Adipoma è probabilmente un termine con il quale si identifica un lipoma a sud di Fidenza

Dopo due anni il problema si ripresenta . Si reca nuovamente dall’ amico medico che aveva effettuato l’intervento precedente il quale chiede l’esito della biopsia dell’intervento di due anni prima. Non era adipoma ma “ fibroistiocitoma “ .

Vienne operato nuovamente e nuovamente…….

Nel 2000 si cambia specialista ma non la musica . L’oncologo consiglia un ulteriore intervento e viene fuori che la lesione si è trasformata in fibroelastoma . E’ ancora tranquillità totale essendo che la parola finisce in –oma ma non in -sarcoma .

Le cose cambiano nel 2004 perché si fa strada la diagnosi del tanto temuto “fibrosarcoma “.

Questa volta all’ intervento si associa la brachiterapia .

Dolori fisici e morali si sovrappongono . Cò nonostante il nostro eroe aveva ripreso a lavorare e così fece per 4 lunghi anni .

Nel 2008, ricominciò il calvario: il braccio era devastato, gonfio, duro .A volte un legno a volte un indesiderato compagno capace di ferire ed offendere .

Questa volta viene fatto un consulto con il Dr. Fazio, quello che allo stato attuale copre la carica di ministro della Sanità ? Forse o un omonimo .

La conclusione della visita fu : preparare la valigia e farsi catapultare sulla cupola che si vede dall’autostrada con in cima la statua di San Raffaele .

Ricominciava l’incubo. Il 14 gennaio 2008, viene operato presso l?Ospedale San Raffaele : asportazione del SARCOMA G3 e bicipite omerale. Del povero braccio rimane una braciola .

E’ qui che inizia la partita con il “ carrozziere del vivente “ . Il caso è particolare . Bisogna stabilire una strategia di gioco . Chi demolisce e chi ricostruisce ? . Quanto si toglie e quanto si lascia ? Chi si posiziona sul rovescio ? Meglio lasciare campo libero agli ortopedici sul dritto. La cosa va studiata bene e a Benedetto viene dato il permesso di tormare alla terra dei limoni ad attingere linfa vitale dalla terra generosa e ricca dell’isola .

Di li a poco gli verrà detto che anche quel poco che è rimasto attaccato all’omento deve essere rimosso e che quindi siamo vicini alla amputazione .

Sul dritto si era posizionato il Dr Camnasio . Ortopedico molto forte sul servizio ma anche sulla risposta alla battuta . Medico moderno nelle strategie ma antico nel prendersi cura dei suoi pazienti .

Il Dr. Caminasio decise che l’intervento demolitivo doveva prendere in considerazione anche la ricostruzione perché non viviamo la medicina della I° Guerra mondiale .

Per un attimo ci si chiede se questo intervento di ricostruzione rientra nei Livelli elementari di assistenza . Ma chi se ne frega . Non si può essere messi in galera in contemporaneamente due volte .

Dice il nostro eroe : “ All’inizio quando mi fu comunicato che si poteva pensare anche a ricostruire , non vi nascondo che nutrivo qualche perplessità in merito …..insomma …. io non avevo più un braccio!Ovvero avevo un groviglio di qualcosa …..ben lontano dalla forma di un braccio!.

Quel fatidico pomeriggio , finito di operare , entrò in camera Baruffaldi Preis . Si mise seduto affianco a me sul letto visibilmente provato da una probabile seduta operatoria pesante e rimase a lungo in silenzio studiando la situazione . Mi ispirava fiducia nonostante tutto quello che avevo pensato prima.

Alla fine della visita resosi conto del mio stato d’animo devastato dal dolore, dalle attese, dalla chemioterapia, dall’anestesia, da tutta la situazione si avvicinò e abbandonando l’etichetta mi chiede ad alta voce se come lui ero pronto per la grande sfida. Mi piacque questo suo modo di fare e accettai con più ottimismo!”

31 marzo 2009: GRANDE INTERVENTO. 12 ore sotto i ferri.

Viene asportata una recidiva maligna di quasi 7 cm. .

Il carrozziere riceve il testimone da una equipe di ortopedici che per 7 ore svolgono un lavoro eccezionale pulendo vasi , nervi e tendini dal bastardo .

Apre ed isola con un cicatrice ad “S” il “muscolo Gran Dorsale”, lo tunnellizza sotto l’ascella e lo porta a copertura delle strutture nobili risparmiate dagli ortopedici .

E’ da immaginare la tensione delle due equipe al momento della scopertura della medicazione a distanza di 12 ore dall’intervento .

Benedetto è tornato in Sicilia con le due braccia .

Tutto è andato bene . Il Dio della Scialitica ci ha messo del suo per fare riottenere funzione a questo “…benedetto …”braccio .

Benedetto è tornato dopo due mesi a farsi vedere da Preis con una sorpresa . No , non è una bandiera dell’Inter , bensì una cassata che riportiamo in foto. I cannoli non hanno fatto in tempo ad essere fotografati .

Benedetto vuole aggiungere una considerazione finale a questo racconto :

“Mi risvegliai farfugliando ma ero abbastanza lucido da capire e vedere che avevo ancora il braccio attaccato! Ero felicissimo .Grazie a tutti. GRAZIE PROFESSORE PREIS(…….alla Sicula ) efficientissimo CARROZZIERE DEL VIVENTE. Voglio che tutti sappiano. E vorrei che la mia storia possa servire ad altre persone. Il primo controllo e’ andato benissimo e avendo letto la storia di Maurizia e Giacomo i due ragazzi miei conterranei di Cefalù che saluto, mi sono ricordato di portare con me la cassata e i cannoli siciliani, un piccolo pensiero per l’Uomo che mi ha ridato la vita.

Cassata

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Il racconto incredibile di Flavia C, un’altra paziente in gamba

Sunday, February 8th, 2009

A CURA DI ANNA SPINELLI

Flavia C. Storia di una paziente in gamba: “Non capivo nulla della sofferenza. Ora non capisco nulla per la felicità…..”

La storia che la Redazione ha raccolto questo mese ha davvero dell’incredibile e a raccontarci la propria esperienza sarà proprio lei, la protagonista, Flavia, una simpatica signora di Uboldo (Varese) attualmente ricoverata all’Ospedale San Raffaele del Monte Tabor di Milano.
La signora Flavia  mi accoglie con calore ed esordisce: -Cara, tu mi vedi cosi, adesso. Ma sono stata davvero male, sai! Lo scorso mese di giugno mi sono sottoposta su consiglio del medico ad una visita cardiologica di routine con ECG,  in provincia di Varese. Per me si trattava di un semplice controllo per cercare di contrastare una piccola forma d’asma che mi toglieva il respiro. E invece, dopo 8 giorni,  mi ritrovai ricoverata in ospedale dove fui sottoposta ad una CORONOGRAFIA  e a vari esami clinici.
L’esito fu inaspettatamente doloroso per me . Mi comunicarono senza mezzi termini che dovevo sottopormi all’intervento di quattro by-pass. Per fortuna sono una persona molto credente e la fede e le incessanti preghiere mi hanno  dato la forza di superare questo ostacolo .
L’intervento doveva essere fatto in un altro nosocomio; fui trasportata al San Raffaele a Milano. Era il 23 Giugno del 2008. Intervento perfettamente riuscito. Pochi giorni dopo venni trasferita nuovamente nell’ospedale della provincia di Varese per la riabilitazione.
Purtroppo nei giorni seguenti avvertivo un certo malessere generale. Per 17 giorni ebbi febbre alta e iniziai ad avvertire e a vedere coi miei occhi che dalla ferita nel petto c’era tanto pus. Arrivò il giorno in cui era prevista la visita di controllo al San Raffaele. Stavo molto male.
C’era una grave complicanza, mi dissero. Mi operarono nuovamente: fu sollevata completamente la cute del petto e vennero applicati 7 drenaggi. Quando mi svegliai pensavo di essere arrivata in Paradiso. In realtà con mia grande soddisfazione, capii che ero arrivata in reparto. Ma continuavo a stare male.
Nel mio petto una grossa voragine. Il pus aveva intaccato anche le ossa.
La mia dottoressa un giorno mi avvertii che sarebbe venuto un altro medico, molto bravo e preparato che mi avrebbe visitata. Ecco l’incontro con il professore BARUFFALDI PREIS.
- Non mi sarei mai aspettata un persona  di così tanta esperienza medica; una persona positiva. Insomma, fa sempre piacere in certi momenti vedere uno spiraglio di luce. Non appena il Professore Preis vide la grossa voragine, uno squarcio nel mio petto, decise di operarmi. Ma non prima di parlare in privato con i miei parenti. Il Professore BARUFFALDI PREIS FU CHIARO NELLA SPIEGAZIONE  CHE NEI CASI COME IL MIO, L’INTERVENTO CHIRURGICO POTEVA ESSERE DETERMINANTE SIA NEL BENE CHE NEL MALE. PURTROPPO PER ME, ASPETTARE ANCORA VOLEVA DIRE ESSERE DETERMINANTE SOLO NEL MALE. Non avevo altra scelta.
La Signora Flavia è molto emozionata e a tratti si e’ fermata per respirare profondamente. L’emozione e’ chiara nei suoi occhi.
Con Ottobre arrivò il giorno dell’intervento. Ero in condizioni critiche ma sapevo che avremmo vinto il male cattivo. Ero in mani sicure e fui felice di addormentarmi.-
Professore  Preis: -E’ STATO SMONTATO LO STERNO,  RIPULITI I TESSUTI DALLA INFEZIONE E RUOTATI AL CENTRO I DUE MUSCOLI PETTORALI-
Flavia:- quando mi svegliai notai con stupore che i sette drenaggi erano stati rimossi. Mi informarono  subito che la voragine nel mio petto non c’era più  e che ERA STATO ESEGUITO UN DELICATISSIMO INTERVENTO DI CHIRURGIA PLASTICA E RICOSTRUTTIVA. Un lembo di pelle era stato asportato dalla coscia e utilizzato per abbellire il tutto esternamente.
A questo punto la Signora Flavia mi fa vedere cosa e’ rimasto di quell’intervento:
UN CEROTTO  PER TENERE FERMA LA VAC ASPIRANTE (DRENAGGIO), UNA BANALE CICATRICE PULITA QUASI INVISIBILE. E SULLA  COSCIA  UNA MACCHIA ROSEA  COME SE AVESSE “GRATTATO”CONTRO UN MURO.
-Dopo la camera iperbarica, ero felice! Felice di trascorrere il Natale in ospedale in compagnia delle persone più care al San Raffaele! SINO AD ORA NON CAPIVO NULLA DELLA SOFFERENZA. ORA NON CAPISCO PIU’ NULLA PER LA FELICITA’!-Ora aspetto di andare a casa però!-
E aggiunge:- Vorrei ringraziare pubblicamente tutti . I lettori devono sapere che ci sono uomini di buona volontà. Grazie al terzo piano del settore Q, grazie a medici, operatori sanitari, grazie a Don Martino, alle suore , a mio marito Pino che mi e’ stato accanto tutti i giorni ma soprattutto un doveroso grazie al professor Preis dal profondo del mio cuore guarito che ha salvato la mia vita.-
Poi, raggiunta dal marito, mi dice che stanno festeggiando il 50° anniversario di matrimonio e che appena possibile partiranno in crociera per la luna di miele.  Sorridiamo  e ci salutiamo felici per questa bella vittoria:  Tanti auguri agli sposi, tanta serenità e ……… tanta salute!!!!

Franz Baruffaldi Preis al TG4

Thursday, January 22nd, 2009

Chirurgia in Egitto: missione possibile

Wednesday, January 14th, 2009

Sono stato in missione con un pool di chirurghi plastici nella città di El Mansoura nel mese di novembre 2008 . El Mansoura è una città Egiziana distante due ore di pulmino dal Cairo sul delta del Nilo . Ci si arriva facendo una strada tutta buche ,attraversando paesini di poche anime malnutrite . Non fa sicuramente parte degli itinerari turistici .

E’ una città prevalentemente universitaria . Per questo motivo dicono che l’atteggiamento dei locali sia più integralista che non nella capitale dato che gli studenti fanno dell’applicazione rigida delle regole dell’Islam un fatto personale .

Il motivo della nostra presenza in Egitto è rappresentato da un corso sulla chirurgia dei volumi corporei dedicato all’addestramento di chirurghi locali , con lezioni teoriche ed interventi chirurgici dal vivo .

Analizzando il tema dalla parte di chi impone le regole sanitarie nel nostro paese ci si potrebbe chiedere quale sia l’utilità della chirurgia plastica in un una società in cui le donne circolano coperte dalla testa ai piedi con il solo viso e mani esposti anche quando fanno il bagno. In alcuni casi lasciano esposta solo una sola piccola fessura per gli occhi. Riassumento : se non si espone il corpo perché prendersene cura ?

Questa non è la mia prima esperienza in un paese mussulmano .

Chirurgia in Egitto: missione possibile

Due anni fa organizzammo un corso dedicato al naso, l’anno scorso un corso legato alla chirurgia della mammella .

Ho avuto modo di parlare con colleghi egiziani , con infermieri , con pazienti , parenti di pazienti di questo concetto del corpo . Ho imparato molte cose . Una donna può non volere fare partecipare estranei alla visione del proprio corpo e desiderare lo stesso di possedere un corpo armonico da potere esporre nell’intimità della casa .

Una ragazza sovrappeso , con un bellissimo viso , attraverso l’interprete , mentre la visitavo mi fece sapere che era al corrente che il suo corpo si era rovinato progressivamente a causa di una alimentazione sbagliata . Era cosciente del fatto che una volta appesantita, l’emarginazione aveva giocato un ruolo principale nel affogare i propri dispiaceri nei dolci che era arrivata a mangiare in quantitativi industriali senza rendersene conto.

Raggiunto il fondo = 140 kg per 1.60 cm aveva finalmente deciso di mettersi in dieta e con mille sacrifici era scesa a 80 Kg. Ora chiedeva una mano alla chirurgia per rientrare nei ranghi .

Mi sembrò un caso di dedicarmi a lei . Addominoplastica per ridare forma ad una parte del corpo trasformata in un grembiule , mastopessi per riportare il seno ad una forma normale , come quella che viene disegnata da un qualsiasi reggiseno e lifting di braccia per farla assomigliare sempre meno a Batman . Pur essendo un paese povero , questi interventi sono risultati coperti dal Sistema Sanitario Nazionale .
L’Egitto è un paese dai grandi contrasti . Lo si capisce girandolo in macchina . Le campagne sono molto povere mentre le città sono caotiche . Il programma alimentare , alla luce anche delle restrizioni religiose prevede grandi quantità di carboidrati e zuccheri e poche proteine animali . Ciò provoca squilibri .

Sono molte le persone soprappeso . La classe medica si è ultimamente sensibilizzata sull’argomento e la correzione medica e chirurgica dell’organo adiposo risulta essere di grande interesse .

Si sono accorti che il soggetto impedito nei suoi movimenti da una massa adiposa in eccesso facilmente si ammala , diventa una piaga per la società , è socialmente meno utile perché limitato nelle attività lavoratrici .Con il grande caldo , praticamente 10 mesi all’anno le attività della persona soprappeso si rallentano .

La ragazza faceva parte di un gruppo di 15 soggetti operati . Nella maggioranza dei casi si trattava di addomi a grembiule di grandi dimensioni con pareti addominali rilasciate a seguito di parti multipli o di interventi chirurgici .

Scherzando abbiamo chiesto ai colleghi se il loro sistema sanitario nazionale poneva dei limiti all’operabilità dei soggetti . Non è stato facile farci comprendere . Non riuscivano a comprendere il quesito . Senza entrare nei particolari sull’identificazione della linea pubica o sul calcolo del body mass index ,dopo avere fatto diversi esempi sulla zona grigia della chirurgia plastica , tra estetica e funzione uno di loro ha detto : “Il vostro Governo non dovrebbe occuparsi del fatto che se non operate in convenzione vi arricchite facendo lo stesso intervento in solvenza ?”

Mi è sembrato un ragionamento logico e tornato a casa ho subito approfittato dell’esperienza .

Mi sono fatto stampare tutte la cartelle annullate dai NOC con tanto di obbiezioni sui parametri dei pazienti .

Questi documenti rappresenteranno il : “Vademecum del chirurgo che deve dire di no” ma soprattutto la risposta , tra 10 anni , al PM che mi chiederà perché alla signora Rosa di 80 Kg con seno 9° è stata rifiutata la mastoplastica riduttiva in convenzione o perché non ho voluto trattare il basalioma al volto in ambulatorio con il materiale disponibile per l’ingente cifra di 70 Euro . Onde evitare confusioni , sottolineo che si parla sempre della periferia nord-ovest di Milano .

Felice 2009 !!!!

Tremate, ecco il controllo dei NOC!

Thursday, October 2nd, 2008

Riapro il Blog dopo alcune intemperanze tra i corrispondenti sperando in una minore belligeranza ed in un futuro costruttivo.

45 esimo parallelo .

La ripresa del lavoro quest’anno è stata salutata dal solito controllo dei NOC in Galeazzi. Questa volta la discussione delle cartelle avrebbe dovuto essere una passeggiata.
Ho passato un anno a :

1) Selezionare donne con volumi mammari da rimuovere superiori a 500 g

2) Scartare pazienti ex obesi con cappotti cutanei 6 misure superiori al vestito che non sono più considerati meritevoli di riprendere sembianze umane

3) Accettare ricostruzioni di addomi con grembiuli record causa di piaghe tra i risvolti

4) Studiare con la TAC tutti i pazienti da sottoporre a rinoplatica in modo che si potesse confermare l’assenza di coinvolgimento estetico

5) Fotografare tutti i possibili scherzi di natura che come diceva Tagliacozzi (1597) operiamo non per deliziale l’occhio ma per sollevare lo spirito degli afflitti

Con questi presupposti farsi interrogare dai NOC quando si sa di fare la figura del primo della classe, è quasi bello.
Due giorni prima della convocazione ricevo una telefonata dal Direttore Sanitario che mi anticipa che il clima è molto teso e che i NOC stanno contestando tutto . Tutti i rimborsi sui soliti codici 863, 864 per le lesioni cutanee da rimuovere chirurgicamente vengono equiparati in parte al valore dei Chicken Dorè da 6. Nessuno arriva a valere come un BigMac menù.

Faccio un paio di telefonate ai colleghi delle altre strutture lombarde ma questi cadono dalle nuvole. Sembra quasi che sia solo il Galeazzi ad essere preso di mira, ma mi convinco che sarà solo una questione di tempo. Concordo con il Direttore Sanitario di evitare, in un futuro, di rimuovere i tumori della pelle. Quel pomeriggio passato negli uffici dell’assessorato alla Sanità non è servito a niente.

E’ dai tempi dell’assessore Borsani che, uscendo dagli uffici di Via Pola provo la sensazione di essere considerato una specie di piazzista di aspirapolveri al quale non si nega la prova sul tappeto del pianerottolo solo perché è conciato ed è vicino all’uscita.
La vigilia dell’incontro passa abbastanza serenamente. Cos’altro possono togliermi?

Finalmente arriva il giorno del confronto. Appuntamento fissato per le 9.45. Pur di togliermi questo peso rununcio anche alla sala operatoria. Mi armo di fotocopie di cartelle cliniche e di documenti raggruppati durante lunghe notti al computer , di foto stampate in studio di ecografie e pesantissime TAC. L’unica considerazione positiva va alla tecnologia che ci ha permesso di abbandonare le diapositive altrimenti mi sarei presentato con una carovana di dromedari.

Mi danno udienza a mezzogiorno. A due ore di ritardo ci si abitua soprattutto se si viaggia spesso in aereo. Entro, loro sono in sette e sul tavolone ci sono delle pile di cartelle suddivise per argomenti. Il primo pensiero è : “ Non possono essere tutte mie , ci deve essere un errore . Mi avranno mischiato con le cartelle di qualche ortopedico“.

Il capo dei NOC mi spiega che la Regione ha firmato un contratto con le strutture private convenzionate che riduce le indicazioni ad eseguire gli interventi di chirurgia plastica in convenzione.
Io sono quasi felice che me lo ricordi perché fa parte del vissuto del 2008 : matita e block notes e giù a calcolare come un seno possa essere considerato non un simbolo della femminilità ma un peso in grammi. Mostro con orgoglio l’equazione che abbiamo applicato con successo : 35 x (distanza giugulo-capezzolo) + 60 x (distanza capezzolo –solco) - 1240.

Ma la cosa non finisce lì. Le regole scritte in un contratto firmato con la struttura prevedevano che i pazienti sottoposti a cure fossero anche normopeso o lievemente soprappeso. In poche parole se una donna è grassa non ha diritto a farsi operare di mastoplastica riduttiva con il sistema sanitario nazionale.
Faccio presente che c’è tutta una letteratura a riguardo che spiega come l’obeso trae vantaggi dalla mastoplastica riduttiva, mentre anche se dimagrisce, le mammelle non si modificano di volume e peso. Non c’è niente da fare. Mostro una foto di una paziente obbligata a dormire semiseduta perchè altrimenti il seno la soffoca e mi viene risposto che c’è molte gene che dorme semiseduta.

Si passa agli addomi. Lì, io penso : “basterà vedere le immagini”. Niente da fare. Il grembiule addominale secondo contratto deve superare la linea pubica. Dov’è la linea pubica ? Non lo sanno neanche loro.
Passa per la sinfisi pubica? Passa per l’attaccatura dei peli del pube? Non si sa ma intanto anche queste cartelle vengono contestate. Alcune immagini presentano secondo loro una attaccatura dei peli del pube più bassa rispetto al grembiule . Cerco di spiegare che quando si fotografa il paziente in sala operatoria il pube viene in gran parte depilato e che normalmente i peli arrivano più in alto. Su questo argomento sembra che si arrivi ad un accordo.

Dopo lunghe ore di discussione si arriva a fare accettare la maggioranza delle procedure eseguite. Rimangono fuori 12 casi.
E’ stata una giornata difficile. Soprattutto perché alla fine la struttura ha deciso che la chirurgia plastica di questo piccolo paese nella periferia di Milano dovrà in un futuro fare lo stretto necessario. Se il limite di velocità è fissato a 70Km/h verrà applicato una specie di limitatore come all’uscita dei box di F1 che non fa superare i 50.
Qualche innestino su ustione, qualche trauma giusto perché non se ne può fare a meno altrimenti si perde la convenzione ma evitare che nel 2009 ci siano altre contestazioni.

Pochi giorni dopo a Napoli si è tenuto il Congresso Nazionale di Chirurgia Plastica. Ho avuto modo di parlare con chirurghi plastici di tutta Italia. Ho fatto presente che la Regione Lombardia ha posto dei limiti alle procedure eseguibili in convenzione e che questi limiti si ispirano alle linee guida di questa società. Ho spiegato che non possiamo più occuparci dei pazienti obesi. Mi hanno guardato preoccupati.

Sembrava avessi uno strano colore. Qualcuno mi ha trovato anche dimagrito. Gli stessi colleghi chiamati a fare parte della famosa commissione regionale sulla chirurgia plastica negavano di avere mai parlato di peso del paziente.

Controlli? Mai successo. Dopo avere ascoltato rappresentanti di quasi tutte le regioni ho realizzato che il nostro paese sebbene abbia rinunciato al Ministero della Salute è ancora in grado di occuparsi del bene dei pazienti.

In fondo viene esclusa un’area geografica di dimensioni irrilevanti a nord-ovest di Milano: 45°32’ N , 9°10’W. Non penso che la cosa desti particolari preoccupazioni.

Grazie ad un angioletto goloso con lo zainetto rosso

Wednesday, September 3rd, 2008

A CURA DI ANNA SPINELLI

Storia di Giacomo e Maurizia, due pazienti in gamba, anzi ingambissima

Cari lettori, la storia di questo mese è un fatto di cronaca, per fortuna finita bene, che ha visto come protagonisti due giovanissimi fidanzatini di Cefalù: Giacomo e Maurizia. Prima dell’intervista ambedue hanno tenuto a precisare che questa che racconteranno sarà solo la prima parte della storia e leggendo capirete il perchè.
Ecco quanto accaduto.

Giacomo:- Il 21 settembre 2007 io e Maurizia ci stavamo recando a bordo della nostra moto Honda Hornet in una località marina che si chiama Campofelice vicino a Cefalù dove viviamo ambedue con le nostre rispettive famiglie. Desideravamo trascorrere una bella serata in compagnia di amici cari.
Tutto ciò alle ore 22.30, noi in moto davanti ai nostri amici in macchina.

Maurizia:- Non siamo mai stati ragazzi “smanettoni” in moto, andavamo piano; da brava motociclista trasportata, io avevo la faccia appoggiata alla spalla di Giacomo e guardavo immobile il paesaggio. Non mi sono accorta di nulla.-
Giacomo:-non so come ma ad un certo punto mi sono visto i fari di una macchina puntati addosso ad altissima velocità. Era un proiettile impazzito. Ci avrebbe ammazzati. Un botto infernale. Dell’impatto ricordo quasi tutto. Non ci crederai,- aggiunge- ma dopo aver sentito la voce di Maurizia che ha risposto in maniera decisa al mio richiamo, mi sentivo felice. Felice che entrambi eravamo ancora vivi.
Qualche minuto dopo l’impatto sentii le voci dei nostri amici che prestavano soccorso all’autista della macchina ,ancora ignari che prima che andasse a sbattere avesse investito frontalmente noi. A fatica catturammo la loro attenzione. Sentivo male, formicolii . Eravamo in un luogo difficile da raggiungere,tra spini e cespugli. Arrivarono le ambulanze del 118 ero lucido. In ospedale mi sottoposero a tutti gli esami e successivamente a coma farmacologico e mi portarono dritto in sala di rianimazione. E fu un “bene” perché subii interventi multipli: dovettero ricucirmi alla svelta perché perdevo troppo sangue. Rimasi in stato di incoscienza per ben 3 giorni.-

Maurizia:- La sensazione che sperimentammo durante l’impatto fu quella di essere stati presi in braccio da qualcuno invisibile e posati sul pavimento. –
(sia Maurizia che Giacomo pur non avendo comunicato tra loro nei giorni seguenti avevano raccontato la stessa sensazione di “caduta ovattata” a medici e parenti).

Maurizia:- Avevamo fratture multiple: femore, ginocchio, tibia….ci avevano applicato un fissatore esterno: da quel momento ci rendemmo conto che era iniziata per noi una brutta avventura dalla quale dovevamo venirne fuori al più presto sostenendoci a vicenda. I primi due mesi furono sicuramente i più difficili perchè trascorsi completamente in ospedale.
Le nostre giornate erano scandite da visite, medicazioni, colazione , pranzo , cena, camomille e visite parenti. Un vero incubo. Avevamo vent’anni e volevamo indietro la nostra vita. Perché un uomo ubriaco alla guida doveva ridurci così?-

Giacomo: In ospedale ci comunicarono che doveva venire a visitarci un Professore , Baruffaldi Preis, Primario di Chirurgia Plastica a Milano per valutare i danni subiti e a “rattopparci” in qualche modo la pelle ….
Ero felice di udire ciò perché eravamo davvero combinati male.

Una domenica di ottobre, giorno come tanti altri scanditi da antidolorifici,ci comunicarono che in giornata sarebbe passato questo Professore Preis . Sia io che Maurizia eravamo davvero ansiosi di incontrarlo. Arrivò la nostra equipe medica con l’aggiunta di due “figure professionali” di incognita entità e ci visitarono ben bene. Uno in particolare era alquanto singolare: simpatico e aveva uno zainetto rosso sulle spalle, un po’ naif. Mi feci coraggio e quasi con disappunto chiesi che fine avesse fatto il professore che aspettavamo con ansia …… ebbene, con tanto stupore scoprimmo che Prof. Preis era proprio Mr. Zainetto rosso! Mi sarei aspettato sicuramente un omone, un po’ azzeccagarbugli e invece ci si parò davanti a noi un simpaticissimo esemplare umano !.
Mi lanciai oltre. Se era di Milano, pensai, doveva per forza essere Milanista come me! ero felicissimo. Esternai la soddisfazione ma fui informato gelidamente che il Prof. Preis è Interista e che dopo la mia sfortunata e azzardata dichiarazione stava seriamente prendendo in considerazione l’idea se operarmi o meno.. In quel frangente mi resi conto che rischiai seriamente …… la pelle!
Ma ci fu un angelo custode che seppe addolcire l’ambiente e l’animo di Zainetto rosso: I dolci siciliani!
In pochi minuti si organizzarono e prepararono la sala operatoria. Io e Maurizia fummo operati. Lembi di pelle staccati e ricuciti con una tale abilità! E il golosissimo, prof Preis si rifocillava con cannoli e cassatine tra un intervento e l’altro. Ci siamo sentiti in buone mani.
Zainetto rosso se ne tornò a Milano la sera stessa. Noi migliorammo e trascorremmo come desiderato le vacanze di Natale a casa sino a Febbraio 2008 giorno in cui a Maurizia fu applicata una placca all’altezza del ginocchio. Certo, non stiamo ancora bene ma speriamo nel futuro.
Giacomo: Qualche settimana fa abbiamo incontrato nuovamente il prof. Preis accompagnato da sua moglie proprio qui a Cefalù. Uno spasso. Persino a tavola riesce a gestire con abilità i commensali come un buon chirurgo sa fare con la propria equipe….solo primo piatto e dolci a volontà per tutti! Il secondo , no, perchè ingrassa! Io e Maurizia ridevamo come matti.-

La vitalità e semplicità d’animo di questi due ragazzi hanno catturato il mio cuore e mentre auguravo loro ogni sorta di bene e fortuna, Maurizia mi ha interrotto con :
-Augurateci che vada bene il prossimo intervento con il Prof Preis in programma tra settembre e ottobre; poi vogliamo recuperare la nostra “articolarità” essere autonomi a livello funzionale senza chiedere aiuto a nessuno .-

Sono sicura che molti dei nostri lettori augureranno loro molto di più: Una vita spensierata , la fine degli studi in Economia e Commercio di Giacomo e di Biologia per Maurizia, una brillante carriera e, perché non osare di più: una moto nuova verso nuove avventure!
Ci salutiamo calorosamente con chiassose risate e battute tra ragazzacci.

Ma Cosa conteneva lo zainetto rosso? Ce lo spiega lui, il Pirata Preis:- In quello zainetto rosso c’era un dermotomo ,del peso di 12 Kg compresi accessori , ad aria compressa, necessario a prelevare la cute da innestare sulle zone massacrate che mi ero portato da Milano perché non ce ne era uno a Cefalù ( ai tempi , adesso ci dovrebbe essere ).
Perché zainetto e non valigia ?
Perché quando sono andato all’aeroporto , ovviamente ci sono andato in moto e non potevo mettermi una valigia sulle spalle.
Comunque di molta soddisfazione entrare con 12 Kg di ferri chirurgici in aereo con ovviamente tutti i permessi ma facendo impazzire tutti i metal detector-

A presto Maurizia e Giacomo. Dopo l’intervento ci risentiremo con le vostre belle novità!

Arcangelo B.: storia di un paziente in gamba: “Voglio accompagnare mia figlia all’altare”

Sunday, July 20th, 2008

A CURA DI ANNA SPINELLI

La storia del Signor Arcangelo B. mi ha davvero tolto il respiro e non nascondo di essermi a tratti commossa. Spero di riuscire a trasmettere, almeno in parte la grinta, la forza e la tenacia  di questo simpatico signore del Sud che si è guadagnato uno spazio speciale nel Blog del Carrozziere del Vivente.

“Il mio calvario iniziò quattro anni fa, io ora, ho 63 anni. In un giorno infausto mi ritrovai a “tu per  tu” con un nodulo che scoprimmo , successivamente , essere  maligno, in prossimità del collo e della tiroide. Immediatamente fui ricoverato per accertamenti e operato di conseguenza  in un ospedale vicino a Pisticci, mia terra natale dove vivo tutt’ora con  Anna, mia moglie. Mi sottoposi a radioterapia  all’Ospedale di San Giovanni Rotondo ma la tregua non durò a lungo. Altri noduli, infatti, si riformarono nell’area della cervicale ; fui nuovamente sottoposto ad intervento chirurgico subendo uno svuotamento dei noduli cervicali nel lato destro. Nonostante tutto, promisi a me stesso di farmi forza e di non cedere allo sconforto.
Nell’anno 2007 convinto di partire alla volta della Spagna per incontrare mia figlia, mi ritrovai, invece nuovamente ricoverato in un altro ospedale in pessime condizioni  generali. Mi venne diagnosticato un tumore al polmone. Tra l’incredulità  e lo sconcerto, decisi con mia moglie di andare in una struttura del Nord Italia . Essendo , io, un volontario dell’AVIS da oltre trent’anni, mi informai quale potesse essere la struttura migliore per il mio caso. Si partii alla volta dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
In questa occasione fui seguito dal Dr. Russo il quale mi consigliò  chemioterapia e un “vaccino biologico”. Quando sembrava che si fosse sistemato tutto, mi si formarono altri noduli sulla testa. La diagnosi fu tremenda: melanoma del cuoio capelluto. Mi feci forza  e fui sottoposto nuovamente ad intervento chirurgico con esito positivo.  Il dr. Russo, proprio durante il ricovero all’Ospedale San Raffaele , mi  parlò di un consulto col Professore Baruffaldi Preis affiche’ potesse verificare  personalmente la possibilità di un intervento di Ricostruzione del cuoio capelluto. A me sembrava più fantascienza che scienza. Comunque accettai di buon grado l’interesse di questo bravo Medico.

A questo punto del racconto il Signor Arcangelo, cambia tono ed e’ tra l’emozionato e il divertito. Ecco l’incontro con il Dr. Baruffaldi Preis:
-Sia io che mia moglie Anna , fummo colpiti subito dalla personalità di questo dottore: il suo sorriso era speciale, la sua gentilezza era speciale. Ci conquistò subito.-  Aggiunge- Si ricordi, signorina ,  che il farmaco è utile al 40% , il resto lo fa il medico! Ebbene,questo dottore così simpatico decise di operarmi  all’Istituto Galeazzi  il giorno 29 Giugno 2008. Ieri, 16 Luglio la medicazione con visita di controllo. Lo sa, non mi pesa percorrere i 1000 km. che separano Pisticci da Milano in treno. Quello che ho sopportato è stato più difficile. E sono contento, la visita è andata molto bene. La ferita a detta dello specialista è  “bella e asciutta”-
Alla mia richiesta se avesse avuto paura nei momenti più difficili  ha risposto con determinazione: -  Non ho mai avuto paura. Avere paura significa avere minori chance di superare brillantemente il problema. Infondo, ero in mani sicure. Ho persino un bel ricordo della sala operatoria: mentre mi stavano narcotizzando, il Professor Preis mi venne incontro salutandomi e stringendomi la mano. Dovrebbero esserci piu’ medici come lui. La sanità funzionerebbe meglio.-
Ci salutiamo scambiando quattro battute e alla mia ultima domanda circa i suoi futuri progetti risponde: -
Beh, voglio portare mia figlia all’altare, lo sa, il 2 agosto si sposa! Poi vorrei continuare a fare opere di volontariato e spero tanto di stare bene in salute grazie anche a quel gran simpaticone del Prof. Preis e soprattutto mi auguro di non essere mai più svegliato alle ore 6.15 del mattino dal suddetto professore per la medicazione quotidiana! Madonna che tipo!Ora sto finalmente bene. Certo un po’ stanco per tutti gli interventi chirurgici che ho subito, un po’ debilitato , è normale. Anzi le dico un piccolo segreto. Stamattina, ho spiato la ferita: ed è proprio bella e asciutta!-Ridiamo complici  per questo piccolo “segreto”.

Tanti auguri di cuore  Signor Arcangelo! A lei e alla sua famiglia e….buona marcia nuziale dalla redazione Preisurgery!!!!

Pubblicità in Sanità: un vademecum per difendersi

Saturday, April 5th, 2008

Vorrei creare un piccolo “Vademecum “ su come interpretare i messaggi pubblicitari in Sanità.

Non voglio parlarvi di regole e non voglio stabilire cosa sia etico e cosa non lo sia . Vi ricordo solo come fino a pochi anni fa per scrivere banalmente il proprio nome + specializzazione + indirizzo sulle “Pagine Gialle “ ci volesse il permesso dell’Ordine dei Medici che doveva verificare le dimensioni del carattere .Oggi si leggono intere pagine del Corriere della Sera dedicate a macchine con effetto lifting e lo sponsor dell’ora esatta di Canale 5 è un Centro di Chirurgia estetica in cui entri anonima ed esci top model . Tengo a precisare che non critico la chiassosità del messaggio pubblicitario ,anzi sono d’accordo nell’ appoggiare la libertà di pubblicità per un paese libero in cui io come il Signor Coca Cola si possa avere pari opportunità per farci conoscere .

Lo stesso Prof. U.Veronesi che stimo moltissimo si fa pubblicità mentre consiglia di comprare l’Enciclopedia Medica inserto della Gazzetta dello Sport . Vederlo abbinato alla Gazzetta permette da un lato di vendere molte più copie dell’inserto , dall’altro vieen mantenuta viva l’immagine di questo grande chirurgo nella testa della gente . Ben venga .

Il Prof. Veronesi è sicuramente il medico più conosciuto all’estero , una mente , un grande organizzatore ,per noi chirurghi ha avuto soprattutto il merito di inventare la quadrantectomia .

Il suo personaggio, per chi non ricorda queste cose, è giusto che venga enfatizzato anche utilizzando la Gazzetta rosa .

Da ciò ne trae beneficio la struttura in cui lavora , le fondazioni che fanno capo alla patologia di cui si occupa (tumori )e tutte le persone che gravitano attorno alla sua attività che sicuramente si è mantenuta ad alti livelli indipendentemente dalla pubblicità.

Sarebbe diverso se utilizzasse il volto di un grande medico per vendere pillole miracolose che fanno dimagrire di giorno e fanno crescere i capelli di notte . Io non approvo chi racconta bugie ciclopiche e commette illeciti riconducibili al grande capitolo della “concorrenza sleale” .

 

10 esempi di messaggio promozionale “sofisticato “ da riconoscere per evitare sorprese:

 1) Nuova tecnica per perdere 10 anni dal viso in pochi minuti .

In medicina viene scoperta una cosa nuova ogni 10 anni . E’ difficile che di punto in bianco compaia un esperto in “ Aaging “ che possiede uno strumento che manda in pensione secoli di tentativi farmacologici e chirugici .

2)Nuove protesi mammarie eterne .

Si tratta di protesi Highlanders .Indeteriorabili nei secoli . Di solito chi propone questo tipo di protesi tratta con commiserazione i colleghi che utilizzano impianti protesici che debbono essere rimossi ogni 12-14 anni . Sarebbe bello avere pneumatici fatti dello stesso materiale .

3)Punture miracolose che evitano ginnastica , dieta e liposuzione . Con 12 sedute si perde fino a 10 cm di circonferenza .

Di solito alla 12ma seduta o lo specialista scompare o il centimetro viene modificato nella distanza tra le tacchette dei millimetri .

4)Siti internet che richiamano ai canoni della bellezza facendo vedere fotomodelle meravigliose .

Si gioca sul malinteso che chi vede quelle curve sinuose pensa che quello sia il risultato ottenuto dal chirurgo . In realtà la modella è ben pagata per dare questa impressione ma nella sua vita non ha mai incontrato il chirurgo .

5) Curriculum in cui si fa riferimento a specialità in chirurgia estetica .

Nei siti spesso vengono riportate tra le esperienze del medico strane specializzazioni ottenute all’estero . Queste fanno molta presa sugli esterofili . Nella maggioranza dei casi chi riporta questi titoli non è riuscito ad ottenere la specializzazione in Chirurgia Plastica in Italia . Tanto di cappello a chi si è specializzato in Europa o addirittura in America , ma voglio ricordare che non esiste la specializzazione in chirurgia estetica .

 6)Ambulatori in cui le pareti delle sale d’attesa sono tappezzate da certificati di partecipazioni a congressi .

Ammetto di avere fatto lo stesso all’inizio della mia carriera . Mi sembrava un punto di merito andare a tutti i possibili corsi d’aggiornamento . Oggi i medici sono obbligati a partecipare ad un numero di Corsi-Congressi che gli facciano accumulare punti E.C.M. . Lo richiede il Ministero della Salute . Inoltre non c’è nessun merito a partecipare ad un Congresso. Basta pagare .

 7)Cataloghi di interventi chirurgici con pre e post improbabili .

Quando nella prima visita vengono mostrati solo casi molto belli e non si parla di possibili complicanze o insuccessi , il messaggio è da considerarsi poco veritiero . Va bene fare vedere di cosa si è capaci , ma nessuno è infallibile .Molte immagini risultano facilmente correggibili con programmi di grafica , nello stesso modo in cui vengono corretti i corpi dei calendari .

 8)Simulazioni utilizzate per convincere il paziente a sottoporti ad intervento .

In AmErica hanno capito che questo strumento è di grande effetto sul paziente . Sono stati prodotti hardware e software molto sofisticati e tecnologici . Io uso il computer per fare vedere cosa vorrei ottenere attraverso una rinoplastica ma specifico sempre che quello non sarà il risultato definitivo ma quello che ho io nella testa.

 9) Blog generici in cui appare con frequenza periodica una lettera dedicata allo stesso chirurgo .

Sono fin tropo evidenti le lettere scritte dalla fidanzata del chirurgo che si spaccia per paziente entusiasta. Servono soprattutto per fare avanzare il nome del chirurgo su motori di ricerca . Per fortuna a questo amo abboccano in pochi .

 10)Comparse su riviste o programmi televisivi a commento di fatti di cronaca o di notizie in qualità di superesperti della materia .

Quando disgraziatamente i mass media riportano un incidente in chirurgia estetica , le televisioni intervistano un chirurgo che ovviamente dal pubblico viene considerato il massimo esperto della materia . Nella maggioranza dei casi il soggetto non è al corrente di cosa sia realmente accaduto e il messaggio dovrà risultare quello di fare le cose sempre con estrema sicurezza e prudenza ( come succede nella struttura i cui lavora lui ) .